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Bresaola della Valtellina
27/08/2026

“Valtellina Taste of Emotion” al Meeting di Rimini: APF Valtellina presenta alla stampa nazionale il racconto di una destinazione alpina da vivere tutto l’anno.

Venerdì 21 agosto, nello stand di Regione Lombardia, due panel dedicati ad autunno, outdoor, montagna autentica, Olimpiadi, prodotti DOP e IGP.

Sondrio, 25 agosto 2026 – La Valtellina si è presentata alla 47ª edizione del Meeting di Rimini, in programma dal 21 al 26 agosto 2026, attraverso il brand “Valtellina Taste of Emotion”, portando nello stand istituzionale di Regione Lombardia, un racconto unitario del territorio provinciale, costruito attorno a turismo outdoor, sport, cultura alpina, sostenibilità, accoglienza e prodotti DOP e IGP.

La partecipazione, coordinata da APF Valtellina – Azienda di Promozione e Formazione della Valtellina, in collaborazione con il Distretto Agroalimentare di Qualità della Valtellina e con il supporto operativo dei Consorzi turistici della Valchiavenna e di Sondrio e Valmalenco, ha avuto il proprio momento centrale nelle giornate di venerdì 21 e sabato 22 agosto. Nel corso della giornata inaugurale sono stati promossi due momenti di presentazione rivolti ai giornalisti accreditati presso il Media Center del Meeting, ai quali hanno preso parte complessivamente circa 50 tra giornalisti e ospiti istituzionali.

Su incarico di APF Valtellina, il sistema valtellinese è stato rappresentato dal direttore del Consorzio Turistico Valchiavenna, Filippo Maria Pighetti, e da Giorgio Bianchi presidente del Consorzio Turistico Sondrio Valmalenco, in uno dei contesti nazionali più rilevanti per capacità di relazione e visibilità istituzionale, con una proposta di sistema: non singole località, ma una destinazione alpina coesa, capace di unire esperienze turistiche, grandi eventi sportivi, paesaggi, prodotti certificati e identità delle comunità locali.

Il Meeting, per sua natura, non è soltanto una manifestazione fieristica, ma un luogo di incontro tra territori, istituzioni, imprese, comunità, associazioni, media e pubblici qualificati. In questo senso, la presenza della Valtellina ha rappresentato un’occasione strategica per raccontare una destinazione alpina che, anche in continuità con il percorso di valorizzazione legato a Milano Cortina 2026, intende consolidare il proprio posizionamento come territorio autentico, accessibile, dinamico e capace di generare esperienze durante tutto l’anno.

Il primo panel, dal titolo “L’autunno in Valtellina: outdoor, paesaggi ed eccellenze enogastronomiche”, è stato condotto da Filippo Maria Pighetti, Direttore del Consorzio Turistico Valchiavenna, in rappresentanza di APF Valtellina.

“Abbiamo voluto presentare l’autunno non come una stagione intermedia tra estate e inverno, ma come un vero prodotto turistico della Valtellina”, dichiara Filippo Maria Pighetti. “È il periodo in cui outdoor, paesaggio, mobilità sostenibile, sagre, rassegne, prodotti identitari e grandi eventi sportivi, possono comporre un’esperienza completa.”

All’interno del primo incontro, è stato valorizzato anche il tema dell’“autunno che corre”, con particolare attenzione agli eventi di trail running e di corsa in montagna. Tra questi, il Valtellina Wine Trail è stato presentato come uno degli esempi più efficaci di integrazione tra sport, paesaggio vitato ed enogastronomia. A raccontarne l’esperienza è intervenuto Simone Bertini, skyrunner e Presidente del Valtellina Wine Trail, che ha catturato l’attenzione dei giornalisti e degli ospiti istituzionali presenti, grazie a un racconto appassionato, sostenuto da immagini emozionali e dai numeri di successo di una competizione ormai riconosciuta come prodotto turistico distintivo del territorio.

Nel pomeriggio, il secondo panel, dal titolo “La montagna autentica – L’inverno della Valtellina oltre le Olimpiadi”, è stato condotto da Giorgio Bianchi, Presidente del Consorzio Turistico Sondrio e Valmalenco, e dedicato all’offerta turistica invernale e al posizionamento della Valtellina nel periodo successivo ai Giochi Olimpici e Paralimpici Invernali Milano Cortina 2026.

“L’eredità olimpica non può essere considerata un punto di arrivo, ma deve diventare una piattaforma di continuità”, sottolinea Giorgio Bianchi. “Con il secondo panel abbiamo voluto raccontare l’inverno della Valtellina oltre le Olimpiadi: dalle grandi località sportive, alle stazioni sciistiche familiari, dai progetti di turismo sostenibile, alle nuove prospettive aperte dai Giochi Olimpici Giovanili Invernali Dolomiti Valtellina 2028. La sfida è trasformare la visibilità internazionale in prodotti turistici stabili, riconoscibili e coerenti con l’identità autentica della montagna.”

Nel corso dell’incontro sono stati richiamati alcuni esempi concreti di innovazione e turismo sostenibile, tra cui HomeLand Spluga Bianco di Montespluga, in Comune di Madesimo, raccontato da Tomaso Luzzana, ideatore dell’iniziativa e CEO & Partner fondatore di Spiagames Outdoor Agency. Il progetto, sviluppato nell’ambito dell’Interreg Spluga Bianco, propone un modello di montagna “lift-free”, senza impianti di risalita, nel quale sci alpinismo, ciaspole, formazione alla sicurezza, esperienze nella neve e accoglienza diventano gli elementi di un nuovo prodotto turistico responsabile.

Uno dei momenti più apprezzati del secondo panel è stato il collegamento online con Arianna Fontana, Ambassador della Valtellina e atleta italiana più medagliata di sempre nella storia dei Giochi Olimpici, con 14 medaglie. La campionessa valtellinese ha portato una testimonianza capace di unire sport, radici, identità territoriale e sguardo internazionale, con un passaggio conclusivo dedicato anche ai pizzoccheri, simbolo della cucina valtellinese.

Al termine di entrambi i panel, Paola Dolzadelli, in rappresentanza del Distretto Agroalimentare di Qualità della Valtellina, ha accompagnato giornalisti e ospiti istituzionali in una degustazione guidata dei prodotti DOP e IGP simbolo del territorio. Bresaola della Valtellina IGP, Bitto DOP, Valtellina Casera DOP e vini valtellinesi, hanno completato il racconto turistico, trasformando l’incontro con la stampa in un’esperienza diretta di conoscenza della destinazione attraverso le sue filiere certificate.

 

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Bresaola della Valtellina
17/10/2025

Le fasi di produzione della Bresaola della Valtellina IGP

Nonostante la normativa europea sulle Indicazioni Geografiche Protette preveda che almeno una fase del processo produttivo debba avvenire nella zona geografica designata, nel caso specifico della Bresaola della Valtellina IGP, il Disciplinare di produzione stabilisce espressamente che tutte le operazioni di elaborazione del prodotto, come dettagliatamente descritte nel Disciplinare stesso, devono svolgersi nel territorio della provincia di Sondrio. È proprio qui infatti che il clima unico della valle, unito al sapere artigianale tramandato dai maestri salumieri, rende ogni fase di lavorazione della Bresaola della Valtellina IGP un autentico rituale di tradizione, tipicità e qualità.

Ma non si tratta solo di un luogo fisico: la Valtellina è un insieme di condizioni naturali, culturali e umane che, intrecciandosi, conferiscono al prodotto il suo carattere distintivo. L’aria fresca e pura che discende dalle Alpi e la particolare conformazione della valle generano le condizioni ideali per una stagionatura lenta e graduale, rispettosa dei ritmi della natura. Si tratta di un equilibrio irriproducibile altrove e che rappresenta uno dei segreti più autentici della qualità e specificità del prodotto gelosamente custoditi dai produttori.

La Bresaola della Valtellina IGP nasce dal secolare sapere artigianale dei salumieri valtellinesi, da mani che conoscono tempi, gesti e sensibilità maturate nel tempo. Le moderne tecnologie aiutano a controllare i processi e a garantire sicurezza e tracciabilità, ma è ancora la sensibilità umana a fare la differenza. Il Disciplinare prevede infatti che ogni fase di produzione avvenga in territorio valtellinese:

Rifilatura della carne. Il taglio selezionato viene accuratamente rifilato per rimuovere il grasso e le parti tendinose esterne, avendo cura di salvaguardare l’integrità di ogni singolo pezzo da salare ed essiccare.

Salagione a secco: la carne è cosparsa con una concia di sale, aromi naturali, spezie e piante aromatiche. Una limitata quantità di conservanti garantisce la massima sicurezza del prodotto. La soluzione salina si forma con il succo della carne. La salagione dura mediamente 10-15 giorni e prevede operazioni di massaggio per favorire la penetrazione uniforme del sale e degli aromi. Ogni produttore ha la sua ricetta distintiva, gelosamente custodita.

Stagionatura lenta e graduale: dopo la salagione e l’insacco, la carne viene sottoposta ad asciugatura per mediamente una settimana. La stagionatura, che dura tra 4 e 8 settimane, avviene in ambienti a temperatura e umidità controllate. È possibile la ventilazione e l’esposizione all’umidità naturale, tenuto conto dei fattori climatici della zona di produzione, ma sono vietate tecniche di disidratazione accelerata.

Controlli e confezionamento: nella lavorazione il prodotto stagionato è sottoposto a numerosi controlli. Solo la bresaola conforme agli standard del Disciplinare di produzione può essere marchiata IGP e commercializzata con l’uso della denominazione protetta Bresaola della Valtellina nei diversi formati: intera sfusa o sottovuoto, a pezzi o in tranci sottovuoto o affettata nelle vaschette in atmosfera protettiva.

In Valtellina, ogni fetta di bresaola racconta dunque una storia fatta di montagne, mani sapienti e tempo. È un racconto che unisce passato e presente, tradizione e innovazione, e che continua a fare della Bresaola della Valtellina IGP un simbolo autentico e riconosciuto del legame profondo tra prodotto e territorio.

 

Iniziativa finanziata dal Fondo Europeo Agricolo per lo Sviluppo Rurale (FEASR) attraverso il Complemento di Sviluppo Rurale del Piano Strategico della PAC della Regione Lombardia 2023-2027.

Info e bandi: https://psr.regione.lombardia.it

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Bresaola della Valtellina

Bresaola della Valtellina IGP: gusto, territorio e certificazione. quanto ne sappiamo davvero?

La Bresaola della Valtellina IGP sarà protagonista della 118ª Mostra del Bitto, storica vetrina delle eccellenze agroalimentari della Valtellina. Un’occasione per raccontare l’identità unica di un prodotto certificato IGP, sottolineandone le garanzie di qualità, sicurezza e tracciabilità.

Il Consorzio di Tutela della Bresaola della Valtellina IGP affronta con trasparenza i temi dell’origine della carne, dell’approvvigionamento extra UE e delle barriere tariffarie, sottolineando il proprio impegno verso sostenibilità ambientale e filiera responsabile.

La Bresaola della Valtellina IGP: tradizione, territorio e qualità certificata

La Bresaola della Valtellina IGP nasce esclusivamente nella provincia di Sondrio, secondo un rigoroso Disciplinare di Produzione approvato dall’Unione Europea e sotto la supervisione dell’Organismo di Controllo CSQA Certificazioni.
Dalla scelta della materia prima alla stagionatura, ogni fase della lavorazione rispetta regole precise che combinano tradizione artigianale e innovazione, garantendo un prodotto sicuro, controllato e di eccellenza.

“La Bresaola della Valtellina IGP racconta il territorio e le persone che lo producono. Il marchio IGP è garanzia di trasparenza, sicurezza e qualità – afferma Mario Moro, presidente del Consorzio – La tradizione valtellinese si rinnova ogni giorno grazie al clima, ai saperi artigianali e alla passione dei produttori. È un patrimonio da proteggere e valorizzare, simbolo del futuro del nostro territorio”.

Carne di qualità: tagli, razze e controllo rigoroso

La Bresaola della Valtellina IGP utilizza solo i tagli più pregiati e teneri della coscia di bovini adulti, di età compresa tra 18 mesi e 4 anni. Le razze bovine selezionate includono:

  • Europee: Charolaise, Limousine, Blonde d’Aquitaine, Garonnese, Piemontese e incroci Charolaise-Limousine.
  • Sudamericane: Zebù (Nellore, Guzerat, Brahman).

Ogni pezzo è sottoposto a rigorosi controlli di età, origine, tracciabilità e sicurezza igienico-sanitaria, per garantire standard elevati e conformità al disciplinare IGP.

Approvvigionamento estero: una necessità, non una scelta

La disponibilità limitata di bovini italiani costringe il comparto a rivolgersi a mercati europei e sudamericani, dove la filiera è tracciata e garantita. Nel 2024, circa l’80% della materia prima proviene dal Sud America (Brasile, Paraguay, Uruguay, Argentina), mentre il 20% dall’Europa (Francia, Irlanda, Austria, Germania).

L’importazione non è economica: i tagli destinati alla Bresaola IGP hanno un costo più elevato rispetto ad altri salumi, a causa della qualità della carne e dei metodi di allevamento.

Barriere tariffarie e sostenibilità: il ruolo dell’EUDR

Le barriere tariffarie europee aumentano il costo della materia prima fino al 50%, rendendo complessa la programmazione del comparto. Il Consorzio di Tutela della Bresaola della Valtellina auspica un rafforzamento della capacità europea di autoapprovvigionamento e interventi rapidi per supportare la filiera.

In tema ambientale, il Consorzio sostiene l’entrata in vigore del Regolamento UE 2023/1115 sulla Deforestazione (EUDR), che impone l’importazione di prodotti a deforestazione zero, a partire dal 30 dicembre 2025 per le grandi imprese e dal 30 giugno 2026 per le PMI.

“Un ulteriore rinvio sarebbe un passo indietro per la tutela delle foreste. La nostra filiera si sta già adeguando alle disposizioni, confermando trasparenza e responsabilità ambientale”, spiega Mario Moro.

IGP e territorio: un legame imprescindibile

Solo la Bresaola della Valtellina che rispetta tutti i controlli può fregiarsi della denominazione IGP. Tutte le fasi di lavorazione avvengono nella provincia di Sondrio, dove il clima unico e il sapere artigianale garantiscono tipicità, qualità e autenticità.

Il Consorzio sottolinea come il valore territoriale della Bresaola vada oltre il prodotto: il comparto preserva un tessuto economico e culturale, offre lavoro a centinaia di famiglie e promuove una cultura alimentare basata su trasparenza e autenticità.

“La IGP identifica e tutela un prodotto che racchiude essenza e passione del territorio – conclude Moro – Tutto nasce in Valtellina: tradizione, clima e maestria artigianale si fondono per creare un’eccellenza autentica”.

 

Iniziativa finanziata dal Fondo Europeo Agricolo per lo Sviluppo Rurale (FEASR) attraverso il Complemento di Sviluppo Rurale del Piano Strategico della PAC della Regione Lombardia 2023-2027.

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Bresaola della Valtellina
29/04/2025

BRESAOLA DELLA VALTELLINA IGP IN RIPRESA: AUMENTANO PRODUZIONE (+6,5%) ED EXPORT (+4,6%)

Con una produzione complessiva di 12.600 tonnellate e un valore al consumo di 480 milioni di euro,

il 2024 si conferma un anno positivo per il comparto. Tuttavia, il calo della disponibilità della materia prima europea e le barriere doganali preoccupano il settore.

Il Presidente Mario Francesco Moro del Consorzio di Tutela Bresaola della Valtellina: “I dati sono incoraggianti, ma non possiamo non aprire una riflessione comune sui rischi a cui il settore è esposto”.

 

Con una produzione che supera le 12.600 tonnellate (+6,52% sul 2023), il comparto della Bresaola della Valtellina IGP – che fa riferimento alle 14 aziende certificate dall’Organismo di controllo CSQA – chiude un 2024 in positivo, tornando a riscontrare i numeri pre-pandemici. Il settore ha inoltre segnato 480 milioni di euro (+6,52%) di valore al consumo e un aumento dell’impatto occupazionale sul territorio – diretto e indotto – del +4%. Lato distribuzione, la GDO si conferma il principale canale di vendita della Bresaola della Valtellina IGP (77% della produzione totale).

 

In crescita anche i numeri legati all’esportazione che rappresenta il 5% della produzione, con un valore di 14 milioni di euro (+4,64%). Nel 2024, sono state esportate infatti 632 tonnellate di Bresaola della Valtellina IGP, nei Paesi UE (72% del totale in aumento del +3,2% rispetto al 2023) ed extra UE (28% del totale in aumento del +8,5% rispetto al 2023), dove spiccano diversi paesi del Medio Oriente, soprattutto nei paesi di religione islamica.

 

Nonostante i dati attuali mostrino una netta ripresa del comparto, le preoccupazioni tra i produttori restano elevate. Si registra una marcata contrazione della disponibilità di materia prima di origine europea, conseguenza diretta della riduzione dei volumi produttivi negli allevamenti. Tale calo ha determinato un impatto significativo sull’approvvigionamento del settore: se infatti nel 2023 la quota di carne bovina proveniente dai Paesi dell’Unione aveva raggiunto il 30%, nel 2024 si è ridotta al 22% e si prevede il proseguimento di questo trend negativo anche nel 2025.

 

La crescente difficoltà nel reperire questo prodotto all’interno dell’UE sta dunque costringendo i produttori a fare sempre più affidamento sulle importazioni extraeuropee, soggette a gravose barriere tariffarie.

 

Infatti, le licenze GATT (General Agreement on Tariffs and Trade), che consentono l’importazione di carne con un dazio agevolato del 20%, sono vincolate a volumi fissi e non modificabili. A causa dell’attuale carenza di materia prima, queste licenze non vengono più utilizzate esclusivamente per l’importazione di tagli pregiati — come la fesa destinata alla produzione di bresaola — ma anche per una gamma più ampia di parti destinate, per esempio, alla produzione di hamburger. Di conseguenza, il ricorso al regime extra-GATT è ormai quasi inevitabile, con un impatto economico significativo, dal momento che in questo caso l’aumento complessivo del costo della materia prima può raggiungere il 50% rispetto al suo prezzo iniziale. Un peso economico che mette seriamente a rischio un comparto cruciale per l’economia valtellinese. È quindi indispensabile adottare misure mirate per garantire l’approvvigionamento delle oltre 34.000 tonnellate di fesa bovina necessarie a sostenere la produzione del distretto.

 

“I dati positivi sono incoraggianti e confermano l’interesse sempre crescente nei confronti di un prodotto d’eccellenza, caratterizzato da un elevato standard di qualità e da importanti valenze nutrizionali che è soprattutto simbolo di storia e tradizione – commenta Mario Francesco Moro, presidente del Consorzio di Tutela Bresaola della Valtellina – Tuttavia, i dati legati al costante rincaro della materia prima, il cui costo continua ad aumentare anche per effetto delle barriere tariffarie in ingresso, non possono non indurci a una riflessione comune sui rischi a cui il comparto è esposto. Malgrado gli sforzi profusi ormai da alcuni anni, l’innalzamento complessivo degli oneri di produzione non può più essere metabolizzato dai soli produttori. Come Consorzio ci stiamo muovendo per cercare di arginare questo squilibrio”.

 

Tale situazione determina infatti forti problematiche per il settore, comprimendo fatturato e margini delle aziende certificate, nell’impossibilità di pianificare rispetto al futuro. Se i produttori, per assorbire i rincari della materia prima, aumentassero eccessivamente il prezzo di vendita della Bresaola della Valtellina IGP, si andrebbe incontro al rischio di uno spostamento dei consumi verso prodotti di fascia più bassa.

 

“Con queste premesse, il 2025 sarà un anno decisamente complicato. È vero che il nuovo documento elaborato dal Commissario europeo all’Agricoltura esprime chiaramente l’intenzione di rilanciare l’allevamento di carne bovina nei territori dell’Unione. Tuttavia, per osservare effetti concreti sarà necessario attendere almeno due anni, il tempo richiesto dal naturale ciclo bovino. Da un lato, è fondamentale sostenere i produttori europei, incentivandoli ad aumentare i volumi di produzione per rafforzare l’autosufficienza del continente. Dall’altro, è innegabile che, nell’attesa, le imprese di trasformazione della carne subiranno pesanti conseguenze, trovandosi a fronteggiare una carenza di materia prima che potrebbe comprometterne la stabilità” – continua il Presidente Moro – “Per questo è importante che tutti gli attori della filiera, dai produttori alla distribuzione fino alle Istituzioni e al decisore, riflettano e agiscano responsabilmente per tutelare e sostenere concretamente l’intero comparto. Solo facendo sistema sarà possibile affrontare e superare una situazione come quella attuale”.

 

Il Consorzio di Tutela della Bresaola della Valtellina auspica una ripresa della capacità europea di autoapprovvigionamento delle materie prime, oggi in diminuzione dopo anni di crescita. Allo stesso tempo, vuole porre l’attenzione su una situazione complessa legata ai costi di importazione, che, in assenza di provvedimenti rapidi ed efficaci, rischia di mettere in serie difficoltà il distretto produttivo della Valtellina, oggi un fiore all’occhiello del nostro Paese, oltre che settore importantissimo per l’economia dell’intera provincia.

 

Costituitosi il 23 maggio 1998 e riconosciuto dal MIPAAF (oggi MASAF), il Consorzio di Tutela Bresaola della Valtellina ha l’obiettivo di promuovere, valorizzare e tutelare la Bresaola della Valtellina IGP in sinergia con le 13 aziende associate. A tal fine, favorisce e organizza iniziative volte a valorizzare il prodotto per accrescerne la rinomanza in Italia e all’estero, collabora, secondo le direttive ministeriali, alla vigilanza, alla tutela ed alla salvaguardia del prodotto da abusi, atti di concorrenza sleale, contraffazioni, uso improprio della denominazione tutelata e comportamenti comunque vietati dalla legge, e sostiene programmi recanti misure di carattere strutturale e di adeguamento tecnico finalizzate al miglioramento qualitativo della produzione.

 

Iniziativa finanziata dal Fondo Europeo Agricolo per lo Sviluppo Rurale (FEASR) attraverso il Complemento di Sviluppo Rurale del Piano Strategico della PAC della Regione Lombardia 2023-2027.

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Bresaola della Valtellina
30/06/2020

Bresaola della Valtellina, in crescita nel 2019 (+3%). Nei tre mesi di emergenza, – 23% a volume e -28 mln di euro a valore. Da fine maggio, segnali positivi di ripresa

All’indomani del rinnovo della sua carica di Presidente del Consorzio di tutela Bresaola della Valtellina, Franco Moro traccia uno scenario, fatto di luci e ombre, per raccontare lo stato di salute di un comparto vitale per l’economia della provincia di Sondrio. Dopo un eccellente 2019, che ha registrato una produzione di 13.820 tonnellate (+3% sul 2018) per un valore di 490 milioni di euro (+8%), e un inizio 2020 positivo (+ 7,4% a volume e 1,8% a valore) la bresaola ha sofferto nella prima fase dell’emergenza Covid-19. Il Consorzio ha stimato una perdita che a maggio ha raggiunto -23% a volume (- 800 mila kg, corrispondenti a oltre 28 milioni di euro in valore al consumo). Ma con segnali positivi di ripresa già dall’ultima settimana. Franco Moro: “La filiera ha reagito in maniera responsabile investendo in sicurezza per i lavoratori e con senso di responsabilità per far arrivare il prodotto nei punti vendita, e dopo una prima sofferenza per le conseguenze del virus, ora sta gradualmente recuperando. Abbiamo affrontato la situazione con grande determinazione fin dall’inizio e ora guardiamo al futuro con un approccio nuovamente positivo e con la volontà di far ripartire il settore”

Nonostante le evidenze di crescita del 2019 e di inizio 2020 parlino di un settore in salute, lo scenario è cambiato con l’emergenza Covid-19, che ha segnato, nei mesi di lockdown, l’inizio di un trend di progressiva decrescita per la Bresaola della Valtellina IGP. Il settore è stato infatti tra i più penalizzati all’interno di un alimentare dinamico che in alcuni casi ha segnato anche performance di crescita.Dopo un inizio 2020 positivo (+7,4% a volume e 11,8% a valore), per la bresaola certificata e non, già a fine marzo è stata stimata una perdita del -6,70% a volume e un -4% a valore, soprattutto nel peso variabile (affettato al banco taglio). A fine aprile c’è stata un’accelerazione in negativo che ha portato i margini di perdita oltre le due cifre: -28,6% a volume e – 27,5% a valore (Fonte: analisi IRI per ISIT). Anche a peso imposto le vendite sono calate, sia nell’affettato in vaschetta, che costituisce il 43% del comparto (con un -13,8% a volume e un -5,4% a valore), che nei formati interi/tranci (a volume -26,2% e a valore -25,7%).Complessivamente, nei tre mesi (marzo-maggio) – per la Bresaola della Valtellina IGP – si stima un calo pari a -23% a volume, corrispondenti a una perdita di circa 800 mila kg, pari a oltre 28 milioni di euro di valore al consumo. Secondo l’analisi del Consorzio – che ha appena rinnovato le proprie cariche associative, confermando alla Presidenza Franco Moro – alla base della riduzione dei volumi c’è soprattutto l’azzeramento dei consumi fuori casa e più in generale le mutate abitudini del consumatore: per molte settimane, per limitare i contatti ravvicinati con gli altri clienti nei supermercati si è preferito evitare il banco assistito tanto quanto le vasche delle offerte. Il confezionato ha tenuto, ma il prezzo medio della bresaola, più alto rispetto ad altre referenze di salumi, ha risposto meno alle esigenze di spesa di una larga fascia di consumatori, su cui questa emergenza ha impattato a livello economico e di reddito in modo significativo.Ma a partire dalla seconda metà di maggio, ci sono stati segnali positivi di ripresa. “Già gravato dalla pesante zavorra dei dazi strutturali e dei pesanti rincari della materia prima di fine 2019, il settore oggi si trova a fronteggiare anche le conseguenze del Coronavirus, ma tra alti e bassi sta reggendo la crisi e inizia a dare dei segnali positivi di ripresa. E il mese di giugno lo sta confermando, forte del fatto che in estate la bresaola diventa protagonista di tante preparazioni. La filiera ha reagito in maniera responsabile investendo ulteriormente in sicurezza per i lavoratori e con senso di responsabilità, assicurando continuità produttiva per far arrivare il prodotto nei punti vendita – commenta Franco Moro, Presidente del Consorzio di Tutela Bresaola della Valtellina –. Quello della bresaola rappresenta un comparto vitale per l’economia della Valtellina. Offre oltre 1400 posti di lavoro e garantisce reddito diretto ad altrettante famiglie, a cui si aggiunge l’indotto”.Parliamo infatti prevalentemente di piccole e medie imprese di un territorio ristretto come quello della provincia di Sondrio nel quale uno scenario negativo come quello ipotizzato avrebbe un impatto gravissimo sia a livello economico che occupazionale, oltre che sul piano sociale e culturale, su un’eccellenza del Made in Italy che negli anni è passata da prodotto tipico della regione, a eccellenza nazionale di largo consumo. Oggi la Bresaola della Valtellina IGP è amata da 38 milioni di italiani e portata in tavola abitualmente da 1 su 2, più di una volta a settimana (Fonte: Ricerca Doxa).E i dati del 2019 lo confermano: la produzione complessiva di Bresaola della Valtellina IGP riferita alle 16 aziende certificate (soci e non soci) ha registrato un positivo andamento in termini quantitativi con un aumento pari al +3% sul 2018, passando da 13.405 a 13.820 tonnellate. Si è confermato in crescita il prodotto preaffettato in vaschetta, che copre quasi metà della produzione, pari al 43% del totale certificato per totali 5.955 tonnellate (+7,2% rispetto al 2018). La produzione riferita alle aziende associate costituisce la quasi totalità della produzione di Bresaola della Valtellina IGP certificata dall’Organismo di controllo CSQA. Sono state avviate alla produzione di Bresaola della Valtellina IGP poco meno di 38mila tonnellate di carne bovina, di cui oltre il 90% di taglio punta d’anca.Sul fronte consumi, in graduale espansione da oltre 20 anni, nel 2019 il comparto ha segnato 490 milioni di euro (+8,1% rispetto al 2018) con un impatto sulla provincia di Sondrio di 235 milioni di euro (+4,4% sul 2018). Lato distribuzione, la GDO si conferma il principale canale di vendita (76%), con tassi di crescita importanti sia a volume (+4,8%) sia a valore (+4,6%) (Fonte: dati IRI).Anche l’export nel 2019, seppur sempre contenuto, ha registrato un dato positivo, con un valore di 26 milioni di euro (+8,33%rispetto al 2018). Sul totale di Bresaola della Valtellina IGP prodotta, l’export rappresenta il 9% (+3% rispetto al 2018) con 1.245 tonnellate in territorio europeo (Austria, Belgio, Bulgaria, Cipro, Croazia, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Irlanda, Lituania, Lussemburgo, Malta, Olanda, Polonia, Portogallo, Regno Unito, Rep. Ceca, Rep. San Marino, Romania, Svezia, Slovacchia, Slovenia, Spagna, Ungheria) e al di fuori dell’Unione Europea (con importanti partner commerciali in Armenia, Emirati Arabi Uniti, Giordania, Hong Kong, Kenia, Kuwait, Libano, Serbia, Seychelles, Svizzera).“Il 2019 è andato bene e i risultati raggiunti sono motivo di grande soddisfazione per il nostro Consorzio di Tutela – conclude il presidente Franco Moro –. Sono la prova che la Bresaola della Valtellina IGP è un prodotto tradizionale certificato, che gode di alta notorietà e affidabilità in fatto di qualità e sicurezza tanto da essere elemento di scelta molto rilevante e che risponde alleesigenze e ai valori del consumatore contemporaneo. Il 2020 non sarà un anno semplice, ma noi guardiamo al futuro con ottimismo e con la volontà di far ripartire il settore, auspicando che il consumatore possa tornare quanto prima alle proprie abitudini di acquisto e a privilegiare quello che è e resta uno dei suoi salumi preferiti e che il Governo possa mettere in campo azioni mirate a sostenere il sistema produttivo della nostra IGP per aiutarlo a superare le criticità del momento”.Tra le prime misure di sostegno previste, il Consorzio di Tutela intende proporre l’inserimento della Bresaola della Valtellina IGP tra i prodotti destinati al sostegno agli indigenti previsti all’interno delle misure di Rilancio, al fine di alleviare la pressione sulle scorte di magazzino, e contribuire a riportare equilibrio nella filiera sia produttiva che distributiva. Anche la Bresaola della Valtellina IGP, infatti, si presta particolarmente bene come fornitura per il bando, perché facilmente fornibile in tranci da 500 grammi.Senza considerare i suoi plus nutrizionali. È il salume con meno grassi e più alto contenuto di proteine nobili. Apporta vitamine e sali minerali e come tale garantisce un apporto nutrizionale unico a fronte di un ridotto apporto calorico, che la rendono preziosa all’interno delle diverse proposte alimentari. Queste caratteristiche fanno sì che essa sia un alimento consigliato da dietologi, medici e nutrizionisti e adatta ad essere inserita nei diversi regimi alimentari per rispondere efficacemente ai diversi bisogni all’interno di una dieta varia ed equilibrata.

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Bresaola della Valtellina
29/05/2020

Smart working, la nuova normalità amata da 1 lavoratore su 2. Gli esperti: attenzione all’alimentazione a casa, ecco il vademecum. E la pausa pranzo? Con la bresaola è “energica” grazie alla vitamina B

In poco tempo, in Italia, il lavoro agile è diventato una modalità condivisa: per 8 milioni di lavoratori continuerà ad esserlo anche per i prossimi 6 mesi (Fonte – Nomisma) e nelle grandi aziende diventerà per sempre la “nuova normalità”. Ma se i vantaggi sono tanti, il rischio di non staccarsi più dalla sedia e trascurare l’alimentazione è dietro l’angolo, causando aumento di peso e stress. Il nutrizionista: “A casa, lo smart working non deve coincidere con lo smart eating. In pausa pranzo è importante consumare pasti leggeri e completi, senza escludere, per quanto possibile, nessun nutriente. Un posto d’onore per la Bresaola della Valtellina IGP, pratica, versatile e ricca di proteine, vitamine e sali minerali, preziosa per aiutarci ad affrontare le attività della giornata”. Ecco 5 ricette sane, gustose e pratiche con il salume tipico IGP che piace a 38 milioni di italiani e che proprio nel pranzo ha il suo pasto d’elezione (Ricerca Doxa)

 

L’emergenza Covid-19 ha cambiato le abitudini di tutti gli italiani e oggi lavorare da casa piace ad 1 lavoratore su 2: in molti sostengono che ormai non si torna più indietro e il 56% dei dipendenti vorrà continuare con lo smart working (Fonte: ricerca Nomisma). E se da un lato è diventato un diritto per chi ha figli under 14, per alcune grandi realtà è già da ora la “nuova normalità“, per tutti i dipendenti che lo richiederanno, per sempre. Lavorando da casa, le riunioni sono diventate conference call e il tempo risparmiato per andare e tornare dall’ufficio si è tramutato in ulteriore produttività. I sondaggi dicono infatti che da casa si lavori fino a 3 ore in più, senza contare che la maggiore flessibilità aiuta il dipendente a distrarsi meno senza perdersi nelle questioni organizzative.

 

Se i vantaggi sono tanti, il rischio è di non avere più una suddivisione dei momenti e pasti che scandiscono la giornata. In molti lamentano un aumento di peso, soprattutto a causa del lockdown, e si chiedono se, trascorrendo la propria giornata lavorativa in casa, non ci sia qualche controindicazione in termini di salute e forma fisica. L’alimentazione ha un ruolo importantissimo, ça va sans dire, soprattutto in tempi di Covid-19, nel giusto apporto di tutti i nutrienti, vitamine comprese e quelle del gruppo B in particolare. “Prestare attenzione a ciò che mangiamo è fondamentale per evitare cali di energia, per conservare un una buona condizione tanto fisica quanto psicologica, supportando la produttività. Le lunghe ore di “lavoro di concetto” che richiedono attenzione, spesso in totale solitudine, potrebbero infatti portare a improvvisi momenti di “crollo” e mettere a dura prova l’umore, la concentrazione e la buona volontà”, parola di Michelangelo Giampietro, specialista in Medicina dello Sport e Scienza dell’Alimentazione.

 

SMART WORKING VS SMART EATING: PASTO “AGILE” CON LA BRESAOLA DELLA VALTELLINA IGP

Una domanda sorge spontanea: lavorando da casa si mangia meglio, di più o di meno? Il lavoro agile può essere un’opportunità per dedicare maggiore attenzione e tempo alla preparazione di cibi più salutari e più gustosi, nel rispetto delle nostre tradizioni mediterranee. “Innanzitutto smart working non significa smart eating – premette Giampietro – Nonostante i meeting virtuali a ogni ora e le urgenze dell’ultimo minuto, i pasti devono essere leggeri ed equilibrati, rispettando sempre gli stessi orari, con il giusto apporto calorico e nutrizionale per consentirci di affrontare la giornata al top. La pausa pranzo, per chi lavora, è il pasto topico perché deve essere “agile” nel senso di semplice, vario e di facile digeribilità, per evitare disturbi post-prandiali come difficoltà di concentrazione, sonnolenza e pesantezza gastrica. Al contempo deve essere gustoso e nutrizionalmente bilanciato. Un evergreen è il piatto composto da proteine, cereali, verdure e una quota di grassi sani, mai eccessiva. L’idea in più? Con la Bresaola della Valtellina IGP, il salume light ricco di proteine e sali minerali, ma soprattutto ottima fonte di Vitamina B, molto preziosa anche in questo periodo”. Per i 38 milioni di italiani che consumano il salume tipico IGP, il pasto d’elezione è proprio il pranzo: lo consuma a mezzogiorno il 51% degli italiani, soprattutto come piatto principale (46%) e come antipasto (42%), ma c’è chi lo utilizza come condimento per il primo piatto (29%) o come ingrediente per un panino (26%) (Fonte: Ricerca Doxa).

 

BRESAOLA DELLA VALTELLINA IGP: AZIONE ANTISTRESS GRAZIE ALLE VITAMINE DEL GRUPPO B

La Bresaola della Valtellina è nota per la sua bontà, per il gusto e la praticità di utilizzo. Nella sua versione preaffettata in vaschetta è pratica e pronta all’uso, venendo incontro all’esigenze del lavoratore moderno. Una porzione da 50 grammi (consigliata) apporta mediamente 76 chilocalorie e solo 1 grammo di lipidi. Non mancano i sali minerali preziosi per la salute complessiva dell’organismo, soprattutto ferro, zinco, fosforo, potassio e selenio, alleati del metabolismo, con proprietà antiossidanti. Ed è ricca di proteine nobili di alto valore biologico (amminoacidi essenziali) e vitamine, “soprattutto del gruppo B – continua Giampietro – che il nostro corpo deve assorbire dagli alimenti, vegetali e animali, eccetto la Biotina (B8) prodotta anche nel nostro intestino”.

 

In generale, tra i tanti benefici, la vitamina B aiuta ad essere attivi ed energici, allontanando stanchezza e cattivo umore. “In particolare, la Bresaola della Valtellina IGP ha un buon apporto vitamina B6, che aiuta le funzioni cerebrali, prevenendo difficoltà di concentrazione, irritabilità e insonnia, intervenendo nella sintesi della serotonina e di alcuni neurotrasmettitori, e anche di Vitamina B12 che partecipa a molti processi vitali, aiutando a mantenere in salute il sistema nervoso e a prevenire difficoltà mnemoniche e declino cerebrale, rappresentando a buon diritto un’alternativa valida ed efficace anche nei momenti di stanchezza, di umore negativo e di maggiore impegno. Infine, secondo alcuni lavori scientifici potrebbe anche aiutare ad alleviare il dolore e pertanto qualcuno la definisce come la “vitamina antidolorifica”. Sono assenti i carboidrati, il calcio e la vitamina D, che possiamo “recuperare” associando alla bresaola una porzione di pane e qualche scaglia di formaggio grana o parmigiano (per le 5 idee di pausa pranzo con la Bresaola della Valtellina IGP, commentate dal nutrizionista, vd. Focus 1).

 

UNA, NESSUNA E CENTOMILA: L’ANIMA VERSATILE E INSOSPETTABILE DEL SALUME LIGHT

La bresaola sta vivendo una stagione di attenzione e gradimento da parte degli italiani e molti cominciano a padroneggiare un numero maggiore di ricette a base di Bresaola della Valtellina IGP, dimostrando una discreta conoscenza e capacità di abbinamento (il 25% dei consumatori conosce 3-4 preparazioni e il 12% addirittura tra 5 e 10). Il bello della Bresaola è, infatti il suo saper adattarsi a svariate preparazioni, con creatività e piacere. Come piatto unico, per insaporire preparazioni e per variare le ricette, aggiunge quel gusto in più e costituisce un valore aggiunto dal punto di vista nutrizionale. Tutto (o quasi) l’universo ‘veg’ si sposa naturalmente con la bresaola, ma la sorpresa è il finocchio, che con il suo profumo delicato, leggermente balsamico, si accompagna a meraviglia con la Bresaola della Valtellina IGP. Con la frutta esotica trova il suo equilibrio, in particolare con ananas, mango e avocado, ma anche albicocca e melone, per restare in tema estivo. Infine, ottimo mix con la frutta secca: le mandorle, dolci e croccanti, la valorizzano alla grande. E noci e pistacchi sono più o meno sulla stessa lunghezza d’onda (per i consigli su come abbinarla vd. Focus 2).

 

TEMPO E LIVELLO DI SAZIETÀ: LE DUE CONDIZIONI ESSENZIALI DEL PASTO

Infine, dedichiamo al pasto il giusto tempo, sia nella preparazione che nel consumo, “lontani da computer e connessione, e apparecchiando sempre la tavola – conclude Giampietro – Volersi bene è importante. E per evitare l’aumento di peso, il consiglio è di portare in tavola solo quello che hai deciso di mangiare, servendoti una porzione “giusta” di ogni portata, “ascoltando” il tuo stomaco e il suo livello di sazietà”. E un occhio di riguardo anche al movimento fisico, a maggior ragione se sei costretto tutto il giorno a casa, seduto e senza neanche più compiere il movimento per recarti a lavoro: “sforzati di mantenere una regolare attività motoria, ad es. cyclette, tapis roulant ma anche fare le scale a piedi e ginnastica a corpo libero o con piccoli attrezzi “domestici” (bottiglie riempite con acqua o terra/sabbia, corda per saltare, elastici) 1 o 2 volte al giorno quanti più giorni a settimana e cerca se possibile di esporre ogni giorno braccia e gambe al sole per 15-30 minuti per favorire la produzione di vitamina D”.

 

 

Questa azione è stata realizzata con il cofinanziamento del Fondo Europeo Agricolo per lo Sviluppo Rurale (FEASR) -PROGRAMMA DI SVILUPPO RURALE 2014-2020 DELLA LOMBARDIA -GRUPPO DI AZIONE LOCALE VALTELLINA: VALLE DEI SAPORI 2014-2020 SCARL.

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Bresaola della Valtellina
30/12/2019

Sindrome da stress post natalizio: un aiuto arriva dalla tavola con gli alimenti ricchi di triptofano

Malinconia, stanchezza, insonnia, apatia e cattivo umore: sono alcune delle sensazioni accusate dopo il periodo festivo. Per gli esperti è una sensazione definita, che ha un nome: “Sindrome da stress post natalizio”. Dal pianificare i regali, al carico emotivo delle preparazioni fino al sonno alterato, può capitare infatti di vivere le feste come delle vere e proprie fatiche che generano tensione, e di provare al contempo malinconia quando sono terminate. Numerosi studi scientifici hanno dimostrato che l’umore è anche una questione di chimica e si può veicolare a tavola con una serie di alimenti che contengono o stimolano la produzione di sostanze che aiutano il buonumore. Ciò che mettiamo ogni giorno nel piatto aiuta a mantenere in salute non solo il corpo, ma anche la mente.

“Esiste una stretta relazione tra cibo e umore, e determinati alimenti hanno un forte potere riequilibrante – commenta Michelangelo Giampietro, medico specialista in Scienza dell’Alimentazione e in Medicina dello Sport e docente di “Alimentazione, nutrizione e idratazione” presso la Scuola dello Sport CONI Roma -. I cibi giusti sono quelli ricchi di specifici micronutrienti (cioè presenti in piccole quantità) come le vitamine del gruppo B (soprattutto B12, considerata la vitamina dell’energia), la vitamina C, gli acidi grassi omega 3 e il triptofano (un amminoacido presente nella maggior parte delle proteine che assumiamo con gli alimenti) che migliorano umore, concentrazione e memoria. Il triptofano ha un effetto positivo sullo stress, perché, in presenza di vitamine del gruppo B, di carboidrati e di ferro, aumenta la produzione della serotonina”.

ORMONI E AMMINOACIDI: UNA QUESTIONE DI AFFINITÀ ELETTIVE

La serotonina, le endorfine e la dopamina, gli ormoni della felicità, svolgono un ruolo molto importante per l’umore e le emozioni, come sostengono numerose ricerche scientifiche. Si tratta di neurotrasmettitori chimici che veicolano le informazioni fra i neuroni, attraverso la trasmissione sinaptica, stimolando la sensazione di piacere, serenità, motivazione e ricompensa. La serotonina viene sintetizzata a partire da un amminoacido essenziale, il triptofano, dal quale dipende anche la produzione di un altro importante ormone, la melatonina, che regola i ritmi sonno-veglia. La dopamina è sintetizzata grazie ad altri due amminoacidi, la tirosina e la fenilalanina: quest’ultima non viene prodotta dal nostro organismo e va perciò assunta dall’esterno (alimenti ricchi sono: il frumento, i ceci, i fagioli, le fave, le lenticchie, il formaggio, ecc.).

ECCO L’ELENCO DEI “FANTASTICI 10” PER COMBATTERE STANCHEZZA E STRESS

1. Latte e yogurt
Il latte, così come lo yogurt e i latticini in generale, ha un effetto benefico sull’ansia perché i batteri attivi che contiene agiscono positivamente sul microbioma intestinale e molti studi hanno provato la connessione esistente tra profilo intestinale alterato e l’ansia. Inoltre, le sostanze contenute, definite “caseomorfine”, agiscono da oppiacei naturali sul sistema nervoso. Per i vegani, l’alternativa è il latte vegetale, per esempio di mandorle e di avena, anch’esso ricco di triptofano e minerali. È bene invece stare alla larga da quello di soia. Favorisce la sintesi di noradrenalina, neurotrasmettitore dagli effetti eccitanti. È bene invece stare alla larga da quello di soia. Favorisce la sintesi di noradrenalina, neurotrasmettitore dagli effetti eccitanti.

2.Mandorle
Le mandorle e la frutta secca in generale sono grandi fonti di vitamina E, consumata rapidamente dall’organismo nei momenti di stress e ansia favorendo il buonumore. Inoltre, sono ricche di magnesio, aiutano a proteggere il nostro corpo da stanchezza fisica e mentale. Non a caso sono ottime come spuntino spezza fame a metà mattina o metà pomeriggio. Infine, contengono tirosina e triptofano, rafforzando l’effetto “buonumore”.

3.Uova
Sono considerate un vero e proprio toccasana per il nostro umore: ricche di vitamina D, vitamina E, zinco e Omega 3, influiscono positivamente su tante funzioni del nostro organismo. Sono utili per preservare le funzioni cognitive e contrastare i cali di memoria e l’invecchiamento. In particolare, il rosso d’uovo, che contiene vitamina B12, regolarizza il tono dell’umore con effetto sedativo sull’ansia. E la vitamina D, di cui le uova sono ricche, ha lo stesso effetto del sole… aiuta a sorridere.

4.Bresaola della Valtellina IGP
Le sue proprietà nutrizionali sono ormai note: proteine, vitamine del gruppo B e sali minerali, soprattutto zinco, ferro e selenio, e pochi grassi (2 g per 100 g di prodotto). Sarà per questo che, secondo una recente ricerca Doxa, la Bresaola della Valtellina IGP è nella Top 3 dei salumi più amati, insieme ai prosciutti, dove il salume tipico valtellinese vince per salubrità, gusto e leggerezza. Forse quello che ancora non tutti sanno è che la Bresaola, rispetto a molte altre carni trasformate e lavorate, contiene un livello significativo di triptofano (336.2 mg/100 g di prodotto).

5.Pasta
È una buona fonte di energia e in particolare di carboidrati, la “benzina” dell’organismo, e di triptofano. Numerosi studi hanno sfatato l’errata convinzione secondo cui non andrebbe consumata a cena, dimostrando invece che un piatto di pasta rende felici a aiuta a dormire bene, proprio perché i carboidrati sono in realtà perfetti per ridurre l’ansia. Inoltre, i cereali integrali aumentano la produzione di serotonina. E si sa che, recuperare un buon ritmo di veglia e sonno, è un’assicurazione per avere nuova energia, ripristinare il buonumore e il proprio metabolismo.

6.Banane
Sono ricche di potassio e di magnesio, due sostanze che ci aiutano a ritrovare energia e benessere. Inoltre contengono cromo, una sostanza che aiuta a regolare la serotonina. Non a caso, anche i bambini le utilizzano per mimare il sorriso. Inoltre, contengono vitamina B9 o acido folico. Alcuni studi hanno evidenziato una carenza di acido folico nel 50% dei pazienti affetti da depressione.

7.Salmone e Tonno
Elisir del buonumore, sono molto ricchi di Omega 3, acidi grassi essenziali che vanno ad agire sulla serotonina e sono preziosi per il funzionamento del nostro cervello. Inoltre anche nelle conserve in scatola, sono molto ricchi di Vitamina D, un vero e proprio antidepressivo naturale che va a regolare gli sbalzi d’umore. Il salmone, tonno, sardine e pesce azzurro in generale sono ricchi di acidi grassi omega-3 contengono una buona percentuale di vitamina D utile per assimilare il calcio. Entrambi i nutrienti sono necessari per stimolare la produzione e il rilascio di serotonina, il neurotrasmettitore che regola il buon umore.

8.Miele
Come tutti gli alimenti zuccherati, il miele ha la capacità di stimolare la produzione di serotonina. Ma al contrario degli altri zuccheri semplici (saccarosio in primis) il miele contiene molte altre vitamine e sostanze nutritive che fanno bene a corpo e mente: manganese, ferro, iodio, vitamine A, E, il complesso delle B e il potassio sono dei toccasana per l’organismo e, in sinergia, favoriscono l’assorbimento del magnesio, primo responsabile della sensazione di buonumore prodotta dal miele, considerato da sempre un antidepressivo naturale che favorisce concentrazione e riposo.

9.Cioccolato
Consumato in piccoli quantitativi non fa ingrassare e regala un momento di intenso piacere. I flavonoidi del cioccolato aiutano la concentrazione e favoriscono la calma, mentre gli antiossidanti naturali contenuti nel cacao sono ricchi di proprietà benefiche. Ricco di triptofano, può essere considerato un alleato dell’umore. Aiuta a ridurre lo stress e ci regala una piacevole sensazione di benessere. Nella versione fondente, contiene antiossidanti che migliorano la funzione cerebrale favorendo il flusso di sangue al cervello.

10.Lenticchie
Questo legume ha mille virtù: è nutriente, si adatta facilmente in cucina ad ogni ricetta ed è gustoso. Contiene ferro e fornisce al nostro corpo potassio e fosforo, coinvolti in processi fisiologici importanti. Si tratta di un cibo contenente carboidrati complessi come tutti i legumi, e con un basso indice glicemico, aiutando a mantenere un livello costante di zuccheri nel sangue durante tutto il giorno.

 

Questa azione è stata realizzata con il cofinanziamento del Fondo Europeo Agricolo per lo Sviluppo Rurale (FEASR) -PROGRAMMA DI SVILUPPO RURALE 2014-2020 DELLA LOMBARDIA -GRUPPO DI AZIONE LOCALE VALTELLINA: VALLE DEI SAPORI 2014-2020 SCARL.

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Bresaola della Valtellina
19/11/2019

Passione Bresaola della Valtellina: per un italiano su tre più conoscenza e attenzione. Con 38 milioni di consumatori vince quella IGP

Una ricerca Doxa/Consorzio di Tutela Bresaola della Valtellina indaga la passione degli italiani per questo alimento: 7 italiani su 10 scelgono quella certificata IGP perché la considerano garanzia di maggior qualità. Piace soprattutto ai Millennials e alla Generazione X (30-49 anni) che vivono nel Centro Italia, sfatando il mito di un prodotto consumato prevalentemente nel Nord Italia. Apprezzata per la sua praticità e leggerezza, è consumata soprattutto a pranzo, come piatto unico o antipasto. Per il 46% degli italiani ha meno grassi, sale e conservanti e se il 45% la porta in tavola più di una volta a settimana, un milione di italiani la consuma anche a colazione.
 
La bresaola sta vivendo una stagione di attenzione e gradimento da parte degli italiani: 1 su 3 (32%) ne sente parlare più spesso o l’ha vista con maggiore frequenza, negli ultimi 2 o 3 anni, sugli scaffali dei supermercati. E molti cominciano a padroneggiare un numero maggiore di ricette a base di Bresaola della Valtellina IGP, dimostrando un incremento di attenzione e conoscenza. Il 25% dei consumatori (1 italiano su 4) conosce 3-4 preparazioni e il 12% addirittura tra 5 e 10 (+40% negli ultimi 3 anni). Mentre fino a pochi anni fa la sola ricetta conosciuta era la bresaola con olio, limone e scaglie di parmigiano…
 
Lo rivela la ricerca “Gli italiani e la Bresaola della Valtellina” condotta da Doxa per il Consorzio di Tutela Bresaola della Valtellina IGP, su percezioni e abitudini di consumo degli italiani di questo salume, magro, che è entrato a far parte della nostra migliore tradizione gastronomica.
 
Se già sapevamo che 42 milioni di italiani consumano Bresaola della Valtellina (Fonte: ricerca Doxa/Consorzio di Tutela Bresaola della Valtellina del 2016) oggi scopriamo che in testa agli apprezzamenti c’è quella IGP: ben 38 milioni di italiani, il 73% degli over 15, scelgono quella con il marchio di certificazione perché garanzia di maggiore qualità, primo criterio di scelta al momento dell’acquisto per il 67% dei consumatori. Tra i driver d’acquisto, è in crescita il riferimento alla marca, fattore che conquista il secondo posto, passando dall’8 al 16% delle preferenze, sorpassando l’origine della materia prima che, con il 12%, scende alla terza posizione.
 
TRA I SALUMI PREFERITI È AL TERZO POSTO, DOPO PROSCIUTTO CRUDO E COTTO

Secondo la ricerca, realizzata su un campione di più di 1000 persone rappresentativo della popolazione italiana adulta (15+ anni di età), la Bresaola della Valtellina IGP è nella Top 3 dei salumi più amati dagli italiani con il 32% delle preferenze (che salgono al 39% tra i 30-49enni), dietro a prosciutto crudo (57%) e cotto (49%) e, a sorpresa, davanti a mortadella (28%) e salame (24%). Sul podio 3 salumi “salutari”, dunque, tra i quali la Bresaola della Valtellina IGP vince per leggerezza e salubrità (il 46% degli italiani ritiene che ha un ridotto contenuto di grassi, sale e conservanti), in linea con l’interesse del nuovo consumatore verso gli alimenti “senza” conservanti e antibiotici (con un occhio al bio), molto forte anche nel mercato dei salumi: il 43% li vorrebbe senza conservanti, il 33% senza antibiotici, il 31% biologici, il 27% a basso contenuto di grassi.
 

“Da anni abbiamo avviato una campagna di comunicazione per raccontare agli italiani tutto quello che vogliono sapere su questo salume tipico – afferma Franco Moro, Presidente del Consorzio di Tutela Bresaola della Valtellina – cominciando dalla trasparenza sull’origine e sulla qualità delle carni utilizzate. Oggi, questa ricerca evidenzia che abbiamo fatto la scelta giusta e che gli italiani sanno che quello che conta per la Bresaola della Valtellina IGP è proprio la qualità, garantita dalla certificazione IGP. E siamo felici che per il consumatore contemporaneo, più informato e più attento al cibo, valori come leggerezza e salubrità siano associati alla Bresaola IGP, posizionandola sul podio dei salumi preferiti. Questi risultati testimoniano che qualità, opzioni salutari e un prezzo giusto guidano le scelte di acquisto”.
 
UN ITALIANO SU DUE LA CONSUMA PIÙ DI UNA VOLTA A SETTIMANA, SOPRATTUTTO I MILLENNIALS

Molto alta la frequenza di consumo: 1 italiano su 2 (45%) la porta in tavola abitualmente, più di una volta a settimana. Tra questi, uno zoccolo duro di Bresaola Lovers, il 26%, la consuma molto più frequentemente (il 6% addirittura più di 4 volte a settimana). Tra i consumatori abituali di Bresaola della Valtellina IGP, i veri Bresaola lovers sono i 30-49enni (Millennials e Generazione X) che vivono nel Centro Italia, smentendo il luogo comune che attribuisce a questo salume un’anima esclusivamente “nordica”. Proprio nell’Italia centrale aumenta il numero dei consumatori (79% rispetto al 73% della media nazionale) e la frequenza di consumo (più di 1 volta a settimana, 49%, contro la media nazionale del 45%). Dato confermato anche da un approfondimento sul target di chi la indica come il proprio salume preferito: anche in questo caso, rispetto al 32% della media nazionale, vediamo che tra le persone di 30-49 anni si sale al 49% (44% per chi vive in Centro Italia).
 
PRATICITÀ, GUSTO E LEGGEREZZA. I SUOI TRE ASSET VINCENTI

Tra i pregi della Bresaola della Valtellina IGP, il 36% degli italiani (e il 46% degli uomini di 30-49 anni abitanti nel Nord Ovest) oggi indica prima di ogni altra cosa la praticità. Fanno seguito, a pari merito (35%), il gusto e la leggerezza. Una vera novità, forse spiegata dal boom del prodotto in vaschetta, che oggi copre più del 43% del mercato totale di questo salume. Interrogati sulle situazioni in cui la Bresaola della Valtellina IGP è la scelta top, il 46% ama mangiarla per la sua leggerezza. A poca distanza, il 42% la consuma quando ha poco tempo a disposizione ma non vuole rinunciare al gusto. Interessante evidenziare che il 28% dei più giovani (15-29enni) la mangia per soddisfare il proprio fabbisogno quando pratica sport.
 
È IL PRANZO (51%) IL PASTO D’ELEZIONE: MA I PIÙ GIOVANI LA MANGIANO A CENA

1 italiano su 2 (51%), soprattutto donne 30-49enni del Nord Est, la mangia a pranzo, anche se rimane alto il numero di quanti la consumano a cena (39%). Una curiosità: per i giovani della Generazione Z (15-29 anni), la Bresaola è sinonimo di cena. Il 52% di questi preferisce questo momento della giornata per mangiarla e solo il 34% lo fa a pranzo. E che dire di quel milione di italiani che la mangiano a colazione. All’interno del pasto, la Bresaola si afferma soprattutto come piatto principale (46%) e come antipasto (42%), ma c’è chi la utilizza come condimento per il primo piatto (29%) o come ingrediente per un panino (26%). Ma si affaccia un fenomeno recente interessante: il 17% degli italiani la mette sulla pizza; percentuale che sale tra i giovani (41%) e al Nord Ovest (26%).

 

Questa azione è stata realizzata con il cofinanziamento del Fondo Europeo Agricolo per lo Sviluppo Rurale (FEASR) -PROGRAMMA DI SVILUPPO RURALE 2014-2020 DELLA LOMBARDIA -GRUPPO DI AZIONE LOCALE VALTELLINA: VALLE DEI SAPORI 2014-2020 SCARL.

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Bresaola della Valtellina
17/09/2019

Spiedini di tartine con Bresaola della Valtellina IGP e formaggio: la ricetta

Preparazione:
10 min.

Dosi per:
4 persone

Ingredienti:

– 5 fette di pan bauletto al farro o pane da toast
– 60 g formaggio Edamer o altro formaggio a fette
– 50 g Bresaola della Valtellina IGP

Preparazione:

Prendere le fette di pan bauletto o di pane da toast ed eliminare i bordi scuri con un coltello. Appoggiare una fetta di pane su un piatto, coprire con una fetta di formaggio della stessa dimensione del pane e 1-2 fette di Bresaola della Valtellina IGP, cercando di rimanere all’interno dei bordi. Ricoprire con un’altra fetta di pane e farcire allo stesso modo. Continuare così in modo da formare un grande sandwich con 5 fette di pane alternate a 4 strati bresaola e formaggio. Posizionare 4 stecchi da spiedino o stecchi lunghi da tartine, in modo che siano al centro delle 4 torrette che andrete a creare. Dividere il sandwich in 4 parti: avrete ottenuto 4 golosi spiedini di tartine.

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Bresaola della Valtellina

Pizzette soffici allo yogurt e Bresaola della Valtellina IGP: la ricetta

Preparazione:
20 min.

Dosi per:
4 persone

Ingredienti:

– 125 g farina 00
– 135 g yogurt greco 0% di grassi
– 5 g lievito istantaneo per torte salate
– sale ½ cucchiaino
– 100 g Bresaola della Valtellina IGP
– 70 g passata di pomodoro
– origano
– sale q.b.
– olio extravergine d’oliva q.b.
– rucola q.b.

Preparazione:

Unire in una scodella la farina, lo yogurt, il lievito e il sale. Mescolare dapprima con un cucchiaio, poi impastare a mano, fino ad ottenere un panetto omogeneo. Stendere l’impasto con un mattarello, sul piano di lavoro infarinato, ad un’altezza di 4-5 mm e ricavare dei dischetti di 6-7 cm utilizzando un taglia biscotti o un bicchiere. Impastare nuovamente i ritagli e ricavare altri dischetti, fino a terminare l’impasto. Appoggiare man mano i dischetti su una teglia rivestita di carta da forno e condire con della passata di pomodoro precedentemente salata, un filo di olio e una spolverata di origano. Se piace, aggiungere anche qualche dadino di mozzarella. Infornare nel forno statico caldo a 200°C per 14 minuti, fino a doratura. Una volta pronte e intiepidite, farcire ogni pizzetta con una fetta di Bresaola della Valtellina IGP e qualche fogliolina di rucola.

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Bresaola della Valtellina

Pane di segale con Bresaola della Valtellina IGP, avocado e noci: la ricetta

Preparazione:
10 min.

Dosi per:
2 persone

Ingredienti:

– 120 g pane di segale (2 fette)
– 60 g Bresaola della Valtellina IGP
– 50 g avocado
– 2 noci

Preparazione:

Prendere l’avocado e dividerlo a metà. Spellare con le mani una delle due metà e tagliare a fettine sottili. Appoggiare su un piatto le due porzioni di pane di segale, farcire ciascuna con 3-4 fette di Bresaola della Valtellina IGP e le fettine di avocado. Cospargere il tutto con granella di noci. Una merenda semplice e veloce, piena di gusto!

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Bresaola della Valtellina

Pancake salati con Bresaola della Valtellina IGP, rucola, scaglie di grana e mela: la ricetta

Preparazione:
20 min.

Dosi per:
3 persone

Ingredienti:

– 160 ml latte intero
– 130 g farina 00
– 20 g grana grattugiato
– 20 ml olio di semi
– 4 g lievito istantaneo per torte salate
– 1 uovo di media grandezza
– 1 pizzico di sale
– 100 g Bresaola della Valtellina IGP
– 20 g scaglie di grana
– 20 g rucola
– 1/2 mela Golden
– burro per ungere q.b.

Preparazione:

Dividere il tuorlo dall’albume. Mettere in una scodella il tuorlo d’uovo, il latte, l’olio e il pizzico di sale e amalgamare con una frusta a mano. Unire le polveri (farina, lievito e grana) e aggiungere al composto di latte e tuorlo, poco alla volta, mescolando sempre con la frusta. A parte, montare l’albume a neve ferma, utilizzando le fruste elettriche e unirlo al resto degli ingredienti utilizzando una spatola. Scaldare molto bene un padellino, ungere leggermente con il burro e versare un mestolino di impasto, in modo da formare un pancake di ca. 10 cm. Dopo qualche minuto, quando saranno visibili delle bollicine sulla superficie, girare sull’altro lato e continuare la cottura per qualche minuto, fino a doratura. Continuare con la preparazione di tutti i pancake fino a terminare l’impasto. Per creare le torrette, prendere un primo pancake e farcire con 3 fette di Bresaola della Valtellina IGP, foglioline di rucola, scaglie di grana e, in ultimo, le fettine sottili di mela. Appoggiare sopra un altro pancake e farcire allo stesso modo. Chiudere il tutto con il terzo pancake. Gustare subito, meglio ancora se sono ancora tiepidi!