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Ricette
30/07/2020

ALIMENTAZIONE A PROVA DI CALDO PER UN AGOSTO SENZA FORNELLI: 6 RICETTE LAST MINUTE SENZA COTTURA E LE CURIOSITÀ SULLE LORO ORIGINI

Le vacanze sono alle porte: che siano in città, al mare o in montagna, cresce la voglia di vita all’aria aperta, di tramonti, tavolate (distanziate) con amici e passeggiate… e di passare meno tempo possibile ai fornelli. Quindi via libera a preparazioni pratiche, fresche, buone, veloci da gustare e che non richiedono la cottura. Ecco le ricette senza fornelli perfette per qualsiasi contesto, dal gourmet all’informale, da proporre alla famiglia o da sfoggiare ad una tavolata di amici, perfette anche da portare sotto l’ombrellone. Con qualche curiosità legata alle origini di ogni piatto. Ad esempio, lo sapevi che la Panzanella era già presente nel XIV secolo nelle citazione del Boccaccio? E che la Caprese si chiama così grazie al futurista Tommaso Marinetti? E l’avresti mai detto che la Bresaola era già nota ai tempi in cui Leonardo Da Vinci dipingeva la Gioconda?

 

1.Panzanella

Ingredienti semplici e poveri rendono questo piatto uno dei capisaldi della tradizione culinaria popolare nostrana. Tipica dell’Italia Centrale, la panzanella nasce dal recupero del pane raffermo. Una versione simile, il così detto “pan lavato”, sembra essere già presente nelle citazioni del Boccaccio nel XIV secolo. Esistono varie versioni sull’origine: alcuni la legano all’abitudine dei contadini a bagnare il pane secco, per poi condirlo con le verdure disponibili nell’orto. Altri, invece, pensano sia nata grazie ai marinai che bagnavano il pane raffermo con acqua di mare. Anche sulla radice del nome non si hanno fonti certe e, se da un lato pare che il nome derivi dai termini “pane” e “zanella”, ovvero zuppiera, dall’altro lato è forse il termine “panzana” (che originariamente significava “pappa”), ad aver dato vita al nome del piatto. Le ricette della Panzanella sono moltissime e variano da regione a città. La base classica prevedere l’uso di pane raffermo, cipolla, basilico, cetriolo, pomodoro, olio d’oliva, aceto e sale e, in certi casi, anche tonno e uovo. Nulla toglie però di personalizzarlo con gli ingredienti che più ci piacciono, magari proprio con la bresaola. Ciò che cambia è proprio l’utilizzo del pane raffermo: in Toscana e nel Lazio il pane viene prima lasciato in ammollo e poi strizzato e spezzettato, in Umbria e nelle Marche si preferisce utilizzare le fette di pane intere.

 

2.Caprese

Altro cavallo di battaglia dell’estate e i motivi sono semplici: facilità di esecuzione (con due soli ingredienti principali) unita alla freschezza di pomodori e mozzarella. Da completare con olio a crudo e basilico fresco. L’insalata Caprese è un piatto partenopeo che, come suggerisce il nome, ha le sue origini nell’Isola di Capri. Sulla sua storia esistono diversi miti. L’origine più accreditata riporta la nascita al secondo dopoguerra, per opera di un muratore patriottico e al suo panino “tricolore”: basilico, pomodoro e mozzarella farcivano una morbida pagnotta. Tuttavia, esiste una prova storica antecedente, intorno agli anni ‘20, quando il piatto fece la sua comparsa nel menù dell’Hotel Quisisana di Capri. Si dice, infatti, che facesse parte di una cena futurista, organizzata per Filippo Tommaso Marinetti, che più di una volta si era scagliato contro la cucina tradizionale. Inoltre, la caprese fu anche la protagonista, in un pomeriggio assolato del 1951, di un pasto veloce richiesto da Re Farouk, sovrano d’Egitto, in visita proprio a Capri con la famiglia.

 

3.Cannoli di bresaola e caprino ai frutti croccanti

Un altro evergreen del pasto estivo, e non solo. Di solito siamo abituati a mangiare la bresaola da sola, con un filo d’olio e qualche goccia di limone, o con scaglie di parmigiano su un letto di rucola, ma con questo gustoso salume light a marchio IGP si possono preparare tante ricette leggere ed estive, grazie alla sua versatilità e praticità. Sulle sue origini, le prime testimonianze letterarie risalgono al XV secolo, ai tempi in cui Leonardo Da Vinci dipingeva la Gioconda. Non esiste un’interpretazione univoca sull’origine del nome: una delle interpretazioni etimologiche la farebbe risalire al germanico “brasa”, brace, perché anticamente i locali di stagionatura erano riscaldati da bracieri.  Secondo un’altra ipotesi il termine “brisaola” è associato al dialettismo locale “brisa”, una ghiandola presente nei bovini. Dal 1998 la Bresaola della Valtellina è certificata Igp e, da allora, il marchio è utilizzato esclusivamente dai produttori locali della zona tipica, l’intera provincia di Sondrio, con i suoi territori della Valtellina e della Valchiavenna. Di colore rosso vivo e uniforme, e dall’aroma piacevolmente speziato, per degustarla al meglio è consigliato servirla a fette dello spessore di 1-1,5 mm. L’idea in più per l’estate? I cannoli di bresaola e caprino ai frutti croccanti. Basterà avere in dispensa Bresaola della Valtellina IGP, formaggio caprino, pere, mandorle, erba cipollina: preparare  un ripieno con caprino a pezzetti, mandorle grattugiate e la pera a listarelle. Riempire la fetta di bresaola e legarla con erba cipollina. Per altre opzioni fresche e crude consultare il sito www.bresaolainedita.it

 

4.Carpaccio di melone

Il melone è un frutto povero di calorie e ricco di sali minerali, perfetto per contrastare la spossatezza dovuta al caldo. La prima ricetta che viene in mente è quella con il prosciutto. Sarebbe contento Galeno, il medico personale dell’imperatore Marco Aurelio. Secondo le sue teorie, ogni cibo che ingeriamo ha proprietà peculiari, e se un alimento è sbilanciato dalla parte del caldo, bisognerà accompagnarlo con alimenti freddi per mitigarne gli squilibri. Alla frutta bisogna, quindi, affiancare salumi o vino. E nel caso del melone, vista la sua natura estremamente fredda e umida, l’unico modo per bilanciarlo era servirlo con qualcosa di estremamente secco e caldo. Aldilà della teoria medica galenica, del prosciutto e melone se ne trova traccia in “La scienza in cucina l’arte di mangiar bene”, di Pellegrino Artusi, la cui prima edizione è datata 1891. Dopo un’ulteriore sparizione, questa ricetta riemerge negli anni Sessanta fino ai giorni nostri. La preparazione della ricetta è semplice e non richiede particolari abilità. L’unico accorgimento è quello di tagliare le fette di melone molto sottili. Per il condimento, la scelta dipende anche dai gusti personali: un’alternativa elegante e ancora più light al prosciutto è con la bresaola. Oppure, si può condire con cipollotto rosso, germogli di soia, olio, sale e pepe. Per un tocco in più, l’aggiunta dei pomodorini secchi renderà questa preparazione ancora più stuzzicante.

 

5.Gazpacho

Il Gazpacho è una delle ricette più tradizionali dell’Andalusia, dove in estate a causa del caldo c’è bisogno di piatti che siano sostanziosi e freschi. Nasce come piatto povero e risente della regione in cui viene preparato. Gli ingredienti tradizionalmente usati sono: peperoni, pomodori, cetrioli, cipolla e pane raffermo ammorbidito in acqua, il tutto arricchito con erbe aromatiche a scelta. Il nome identifica qualsiasi tipo di zuppa calda o fredda e deriva dall’accadico kasâpu (frantumare) che ricorda i crostini di pane frantumati che vi vengono immersi. La sua origine viene attribuita all’ellenico kykeon, una bevanda rinfrescante a base di acqua e vino alla quale, con l’islamismo durante l’invasione araba di al-Andalus nell’VIII secolo, al comune gazpacho ellenico furono aggiunti sale e olio d’oliva; mentre nel tardo Medioevo furono aggiunte le verdure presenti attualmente. Oltre a quello andaluso esiste quello toledano, quello della Mancha (o manchego), quello dell’Estremadura (extremeño), il salmorejo tipico di Cordoba e quello bianco di Malaga conosciuto come “Ajoblanco”. È un piatto che va mangiato freddo, talvolta addirittura con cubetti di ghiaccio; servito in ciotole di terracotta (la terracotta trattiene meglio i sapori). Nella versione più moderna viene servito come aperitivo energetico rinfrescante, in bicchieri di vetro. Servito con dei crostoni di pane caldo crea un piacevole contrasto di temperatura e consistenze. Per ottenere un gazpacho alla giusta temperatura, le verdure dovranno essere fredde di frigo.

 

6.Tzatziki

Una ricetta greca (ma anche albanese e bulgara) le cui origini si perdono nella notte dei tempi, diffusa in tutto il mondo. Se si va in vacanza in una qualunque località greca, lo Tzatziki è accompagnato da pite (le tradizionali focacce) o servito come condimento di spiedini di carne (souvlaki), ma non mancano le occasioni per gustarlo da solo come antipasto rinfrescante in cui intingere verdure crude di stagione. Si capisce come questa salsa faccia parte delle ricette tradizionali della Grecia, che è un paese prevalentemente di pastori, poiché il suo ingrediente principale è il rinomato yogurt greco. Altri due ingredienti fondamentali sono l’aglio e il cetriolo. Il tutto amalgamato con olio, sale e pepe in modo da raggiungere una consistenza perfettamente liscia e cremosa. La prima operazione da compiere consiste nel pulire il cetriolo, privandolo della buccia esterna e dei semi interni. La polpa deve poi essere grattugiata in modo grossolano, perché mangiando la salsa si devono sentire i pezzetti croccanti di cetriolo. Fatto questo, si deve lasciar scolare il cetriolo in un colapasta, affinché perda l’acqua in eccesso. A seguire si uniscono gli spicchi di aglio ridotti in poltiglia e si uniscono a cetriolo e aglio, lavorati nello yogurt, aggiungendo infine olio, sale e pepe. Esistono però tante varianti regionali che aggiungono altre erbe aromatiche, soprattutto l’aneto, la menta, il prezzemolo, l’origano o mezzo limone spremuto.

“Questa azione è stata realizzata con il cofinanziamento del Fondo Europeo Agricolo per lo Sviluppo Rurale (FEASR) – PROGRAMMA DI SVILUPPO RURALE 2014-2020 DELLA LOMBARDIA – GRUPPO DI AZIONE LOCALE VALTELLINA: VALLE DEI SAPORI 2014-2020 SCARL”

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Bresaola della Valtellina
30/06/2020

Bresaola della Valtellina, in crescita nel 2019 (+3%). Nei tre mesi di emergenza, – 23% a volume e -28 mln di euro a valore. Da fine maggio, segnali positivi di ripresa

All’indomani del rinnovo della sua carica di Presidente del Consorzio di tutela Bresaola della Valtellina, Franco Moro traccia uno scenario, fatto di luci e ombre, per raccontare lo stato di salute di un comparto vitale per l’economia della provincia di Sondrio. Dopo un eccellente 2019, che ha registrato una produzione di 13.820 tonnellate (+3% sul 2018) per un valore di 490 milioni di euro (+8%), e un inizio 2020 positivo (+ 7,4% a volume e 1,8% a valore) la bresaola ha sofferto nella prima fase dell’emergenza Covid-19. Il Consorzio ha stimato una perdita che a maggio ha raggiunto -23% a volume (- 800 mila kg, corrispondenti a oltre 28 milioni di euro in valore al consumo). Ma con segnali positivi di ripresa già dall’ultima settimana. Franco Moro: “La filiera ha reagito in maniera responsabile investendo in sicurezza per i lavoratori e con senso di responsabilità per far arrivare il prodotto nei punti vendita, e dopo una prima sofferenza per le conseguenze del virus, ora sta gradualmente recuperando. Abbiamo affrontato la situazione con grande determinazione fin dall’inizio e ora guardiamo al futuro con un approccio nuovamente positivo e con la volontà di far ripartire il settore”

Nonostante le evidenze di crescita del 2019 e di inizio 2020 parlino di un settore in salute, lo scenario è cambiato con l’emergenza Covid-19, che ha segnato, nei mesi di lockdown, l’inizio di un trend di progressiva decrescita per la Bresaola della Valtellina IGP. Il settore è stato infatti tra i più penalizzati all’interno di un alimentare dinamico che in alcuni casi ha segnato anche performance di crescita.Dopo un inizio 2020 positivo (+7,4% a volume e 11,8% a valore), per la bresaola certificata e non, già a fine marzo è stata stimata una perdita del -6,70% a volume e un -4% a valore, soprattutto nel peso variabile (affettato al banco taglio). A fine aprile c’è stata un’accelerazione in negativo che ha portato i margini di perdita oltre le due cifre: -28,6% a volume e – 27,5% a valore (Fonte: analisi IRI per ISIT). Anche a peso imposto le vendite sono calate, sia nell’affettato in vaschetta, che costituisce il 43% del comparto (con un -13,8% a volume e un -5,4% a valore), che nei formati interi/tranci (a volume -26,2% e a valore -25,7%).Complessivamente, nei tre mesi (marzo-maggio) – per la Bresaola della Valtellina IGP – si stima un calo pari a -23% a volume, corrispondenti a una perdita di circa 800 mila kg, pari a oltre 28 milioni di euro di valore al consumo. Secondo l’analisi del Consorzio – che ha appena rinnovato le proprie cariche associative, confermando alla Presidenza Franco Moro – alla base della riduzione dei volumi c’è soprattutto l’azzeramento dei consumi fuori casa e più in generale le mutate abitudini del consumatore: per molte settimane, per limitare i contatti ravvicinati con gli altri clienti nei supermercati si è preferito evitare il banco assistito tanto quanto le vasche delle offerte. Il confezionato ha tenuto, ma il prezzo medio della bresaola, più alto rispetto ad altre referenze di salumi, ha risposto meno alle esigenze di spesa di una larga fascia di consumatori, su cui questa emergenza ha impattato a livello economico e di reddito in modo significativo.Ma a partire dalla seconda metà di maggio, ci sono stati segnali positivi di ripresa. “Già gravato dalla pesante zavorra dei dazi strutturali e dei pesanti rincari della materia prima di fine 2019, il settore oggi si trova a fronteggiare anche le conseguenze del Coronavirus, ma tra alti e bassi sta reggendo la crisi e inizia a dare dei segnali positivi di ripresa. E il mese di giugno lo sta confermando, forte del fatto che in estate la bresaola diventa protagonista di tante preparazioni. La filiera ha reagito in maniera responsabile investendo ulteriormente in sicurezza per i lavoratori e con senso di responsabilità, assicurando continuità produttiva per far arrivare il prodotto nei punti vendita – commenta Franco Moro, Presidente del Consorzio di Tutela Bresaola della Valtellina –. Quello della bresaola rappresenta un comparto vitale per l’economia della Valtellina. Offre oltre 1400 posti di lavoro e garantisce reddito diretto ad altrettante famiglie, a cui si aggiunge l’indotto”.Parliamo infatti prevalentemente di piccole e medie imprese di un territorio ristretto come quello della provincia di Sondrio nel quale uno scenario negativo come quello ipotizzato avrebbe un impatto gravissimo sia a livello economico che occupazionale, oltre che sul piano sociale e culturale, su un’eccellenza del Made in Italy che negli anni è passata da prodotto tipico della regione, a eccellenza nazionale di largo consumo. Oggi la Bresaola della Valtellina IGP è amata da 38 milioni di italiani e portata in tavola abitualmente da 1 su 2, più di una volta a settimana (Fonte: Ricerca Doxa).E i dati del 2019 lo confermano: la produzione complessiva di Bresaola della Valtellina IGP riferita alle 16 aziende certificate (soci e non soci) ha registrato un positivo andamento in termini quantitativi con un aumento pari al +3% sul 2018, passando da 13.405 a 13.820 tonnellate. Si è confermato in crescita il prodotto preaffettato in vaschetta, che copre quasi metà della produzione, pari al 43% del totale certificato per totali 5.955 tonnellate (+7,2% rispetto al 2018). La produzione riferita alle aziende associate costituisce la quasi totalità della produzione di Bresaola della Valtellina IGP certificata dall’Organismo di controllo CSQA. Sono state avviate alla produzione di Bresaola della Valtellina IGP poco meno di 38mila tonnellate di carne bovina, di cui oltre il 90% di taglio punta d’anca.Sul fronte consumi, in graduale espansione da oltre 20 anni, nel 2019 il comparto ha segnato 490 milioni di euro (+8,1% rispetto al 2018) con un impatto sulla provincia di Sondrio di 235 milioni di euro (+4,4% sul 2018). Lato distribuzione, la GDO si conferma il principale canale di vendita (76%), con tassi di crescita importanti sia a volume (+4,8%) sia a valore (+4,6%) (Fonte: dati IRI).Anche l’export nel 2019, seppur sempre contenuto, ha registrato un dato positivo, con un valore di 26 milioni di euro (+8,33%rispetto al 2018). Sul totale di Bresaola della Valtellina IGP prodotta, l’export rappresenta il 9% (+3% rispetto al 2018) con 1.245 tonnellate in territorio europeo (Austria, Belgio, Bulgaria, Cipro, Croazia, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Irlanda, Lituania, Lussemburgo, Malta, Olanda, Polonia, Portogallo, Regno Unito, Rep. Ceca, Rep. San Marino, Romania, Svezia, Slovacchia, Slovenia, Spagna, Ungheria) e al di fuori dell’Unione Europea (con importanti partner commerciali in Armenia, Emirati Arabi Uniti, Giordania, Hong Kong, Kenia, Kuwait, Libano, Serbia, Seychelles, Svizzera).“Il 2019 è andato bene e i risultati raggiunti sono motivo di grande soddisfazione per il nostro Consorzio di Tutela – conclude il presidente Franco Moro –. Sono la prova che la Bresaola della Valtellina IGP è un prodotto tradizionale certificato, che gode di alta notorietà e affidabilità in fatto di qualità e sicurezza tanto da essere elemento di scelta molto rilevante e che risponde alleesigenze e ai valori del consumatore contemporaneo. Il 2020 non sarà un anno semplice, ma noi guardiamo al futuro con ottimismo e con la volontà di far ripartire il settore, auspicando che il consumatore possa tornare quanto prima alle proprie abitudini di acquisto e a privilegiare quello che è e resta uno dei suoi salumi preferiti e che il Governo possa mettere in campo azioni mirate a sostenere il sistema produttivo della nostra IGP per aiutarlo a superare le criticità del momento”.Tra le prime misure di sostegno previste, il Consorzio di Tutela intende proporre l’inserimento della Bresaola della Valtellina IGP tra i prodotti destinati al sostegno agli indigenti previsti all’interno delle misure di Rilancio, al fine di alleviare la pressione sulle scorte di magazzino, e contribuire a riportare equilibrio nella filiera sia produttiva che distributiva. Anche la Bresaola della Valtellina IGP, infatti, si presta particolarmente bene come fornitura per il bando, perché facilmente fornibile in tranci da 500 grammi.Senza considerare i suoi plus nutrizionali. È il salume con meno grassi e più alto contenuto di proteine nobili. Apporta vitamine e sali minerali e come tale garantisce un apporto nutrizionale unico a fronte di un ridotto apporto calorico, che la rendono preziosa all’interno delle diverse proposte alimentari. Queste caratteristiche fanno sì che essa sia un alimento consigliato da dietologi, medici e nutrizionisti e adatta ad essere inserita nei diversi regimi alimentari per rispondere efficacemente ai diversi bisogni all’interno di una dieta varia ed equilibrata.

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Bresaola della Valtellina
29/05/2020

Smart working, la nuova normalità amata da 1 lavoratore su 2. Gli esperti: attenzione all’alimentazione a casa, ecco il vademecum. E la pausa pranzo? Con la bresaola è “energica” grazie alla vitamina B

In poco tempo, in Italia, il lavoro agile è diventato una modalità condivisa: per 8 milioni di lavoratori continuerà ad esserlo anche per i prossimi 6 mesi (Fonte – Nomisma) e nelle grandi aziende diventerà per sempre la “nuova normalità”. Ma se i vantaggi sono tanti, il rischio di non staccarsi più dalla sedia e trascurare l’alimentazione è dietro l’angolo, causando aumento di peso e stress. Il nutrizionista: “A casa, lo smart working non deve coincidere con lo smart eating. In pausa pranzo è importante consumare pasti leggeri e completi, senza escludere, per quanto possibile, nessun nutriente. Un posto d’onore per la Bresaola della Valtellina IGP, pratica, versatile e ricca di proteine, vitamine e sali minerali, preziosa per aiutarci ad affrontare le attività della giornata”. Ecco 5 ricette sane, gustose e pratiche con il salume tipico IGP che piace a 38 milioni di italiani e che proprio nel pranzo ha il suo pasto d’elezione (Ricerca Doxa)

 

L’emergenza Covid-19 ha cambiato le abitudini di tutti gli italiani e oggi lavorare da casa piace ad 1 lavoratore su 2: in molti sostengono che ormai non si torna più indietro e il 56% dei dipendenti vorrà continuare con lo smart working (Fonte: ricerca Nomisma). E se da un lato è diventato un diritto per chi ha figli under 14, per alcune grandi realtà è già da ora la “nuova normalità“, per tutti i dipendenti che lo richiederanno, per sempre. Lavorando da casa, le riunioni sono diventate conference call e il tempo risparmiato per andare e tornare dall’ufficio si è tramutato in ulteriore produttività. I sondaggi dicono infatti che da casa si lavori fino a 3 ore in più, senza contare che la maggiore flessibilità aiuta il dipendente a distrarsi meno senza perdersi nelle questioni organizzative.

 

Se i vantaggi sono tanti, il rischio è di non avere più una suddivisione dei momenti e pasti che scandiscono la giornata. In molti lamentano un aumento di peso, soprattutto a causa del lockdown, e si chiedono se, trascorrendo la propria giornata lavorativa in casa, non ci sia qualche controindicazione in termini di salute e forma fisica. L’alimentazione ha un ruolo importantissimo, ça va sans dire, soprattutto in tempi di Covid-19, nel giusto apporto di tutti i nutrienti, vitamine comprese e quelle del gruppo B in particolare. “Prestare attenzione a ciò che mangiamo è fondamentale per evitare cali di energia, per conservare un una buona condizione tanto fisica quanto psicologica, supportando la produttività. Le lunghe ore di “lavoro di concetto” che richiedono attenzione, spesso in totale solitudine, potrebbero infatti portare a improvvisi momenti di “crollo” e mettere a dura prova l’umore, la concentrazione e la buona volontà”, parola di Michelangelo Giampietro, specialista in Medicina dello Sport e Scienza dell’Alimentazione.

 

SMART WORKING VS SMART EATING: PASTO “AGILE” CON LA BRESAOLA DELLA VALTELLINA IGP

Una domanda sorge spontanea: lavorando da casa si mangia meglio, di più o di meno? Il lavoro agile può essere un’opportunità per dedicare maggiore attenzione e tempo alla preparazione di cibi più salutari e più gustosi, nel rispetto delle nostre tradizioni mediterranee. “Innanzitutto smart working non significa smart eating – premette Giampietro – Nonostante i meeting virtuali a ogni ora e le urgenze dell’ultimo minuto, i pasti devono essere leggeri ed equilibrati, rispettando sempre gli stessi orari, con il giusto apporto calorico e nutrizionale per consentirci di affrontare la giornata al top. La pausa pranzo, per chi lavora, è il pasto topico perché deve essere “agile” nel senso di semplice, vario e di facile digeribilità, per evitare disturbi post-prandiali come difficoltà di concentrazione, sonnolenza e pesantezza gastrica. Al contempo deve essere gustoso e nutrizionalmente bilanciato. Un evergreen è il piatto composto da proteine, cereali, verdure e una quota di grassi sani, mai eccessiva. L’idea in più? Con la Bresaola della Valtellina IGP, il salume light ricco di proteine e sali minerali, ma soprattutto ottima fonte di Vitamina B, molto preziosa anche in questo periodo”. Per i 38 milioni di italiani che consumano il salume tipico IGP, il pasto d’elezione è proprio il pranzo: lo consuma a mezzogiorno il 51% degli italiani, soprattutto come piatto principale (46%) e come antipasto (42%), ma c’è chi lo utilizza come condimento per il primo piatto (29%) o come ingrediente per un panino (26%) (Fonte: Ricerca Doxa).

 

BRESAOLA DELLA VALTELLINA IGP: AZIONE ANTISTRESS GRAZIE ALLE VITAMINE DEL GRUPPO B

La Bresaola della Valtellina è nota per la sua bontà, per il gusto e la praticità di utilizzo. Nella sua versione preaffettata in vaschetta è pratica e pronta all’uso, venendo incontro all’esigenze del lavoratore moderno. Una porzione da 50 grammi (consigliata) apporta mediamente 76 chilocalorie e solo 1 grammo di lipidi. Non mancano i sali minerali preziosi per la salute complessiva dell’organismo, soprattutto ferro, zinco, fosforo, potassio e selenio, alleati del metabolismo, con proprietà antiossidanti. Ed è ricca di proteine nobili di alto valore biologico (amminoacidi essenziali) e vitamine, “soprattutto del gruppo B – continua Giampietro – che il nostro corpo deve assorbire dagli alimenti, vegetali e animali, eccetto la Biotina (B8) prodotta anche nel nostro intestino”.

 

In generale, tra i tanti benefici, la vitamina B aiuta ad essere attivi ed energici, allontanando stanchezza e cattivo umore. “In particolare, la Bresaola della Valtellina IGP ha un buon apporto vitamina B6, che aiuta le funzioni cerebrali, prevenendo difficoltà di concentrazione, irritabilità e insonnia, intervenendo nella sintesi della serotonina e di alcuni neurotrasmettitori, e anche di Vitamina B12 che partecipa a molti processi vitali, aiutando a mantenere in salute il sistema nervoso e a prevenire difficoltà mnemoniche e declino cerebrale, rappresentando a buon diritto un’alternativa valida ed efficace anche nei momenti di stanchezza, di umore negativo e di maggiore impegno. Infine, secondo alcuni lavori scientifici potrebbe anche aiutare ad alleviare il dolore e pertanto qualcuno la definisce come la “vitamina antidolorifica”. Sono assenti i carboidrati, il calcio e la vitamina D, che possiamo “recuperare” associando alla bresaola una porzione di pane e qualche scaglia di formaggio grana o parmigiano (per le 5 idee di pausa pranzo con la Bresaola della Valtellina IGP, commentate dal nutrizionista, vd. Focus 1).

 

UNA, NESSUNA E CENTOMILA: L’ANIMA VERSATILE E INSOSPETTABILE DEL SALUME LIGHT

La bresaola sta vivendo una stagione di attenzione e gradimento da parte degli italiani e molti cominciano a padroneggiare un numero maggiore di ricette a base di Bresaola della Valtellina IGP, dimostrando una discreta conoscenza e capacità di abbinamento (il 25% dei consumatori conosce 3-4 preparazioni e il 12% addirittura tra 5 e 10). Il bello della Bresaola è, infatti il suo saper adattarsi a svariate preparazioni, con creatività e piacere. Come piatto unico, per insaporire preparazioni e per variare le ricette, aggiunge quel gusto in più e costituisce un valore aggiunto dal punto di vista nutrizionale. Tutto (o quasi) l’universo ‘veg’ si sposa naturalmente con la bresaola, ma la sorpresa è il finocchio, che con il suo profumo delicato, leggermente balsamico, si accompagna a meraviglia con la Bresaola della Valtellina IGP. Con la frutta esotica trova il suo equilibrio, in particolare con ananas, mango e avocado, ma anche albicocca e melone, per restare in tema estivo. Infine, ottimo mix con la frutta secca: le mandorle, dolci e croccanti, la valorizzano alla grande. E noci e pistacchi sono più o meno sulla stessa lunghezza d’onda (per i consigli su come abbinarla vd. Focus 2).

 

TEMPO E LIVELLO DI SAZIETÀ: LE DUE CONDIZIONI ESSENZIALI DEL PASTO

Infine, dedichiamo al pasto il giusto tempo, sia nella preparazione che nel consumo, “lontani da computer e connessione, e apparecchiando sempre la tavola – conclude Giampietro – Volersi bene è importante. E per evitare l’aumento di peso, il consiglio è di portare in tavola solo quello che hai deciso di mangiare, servendoti una porzione “giusta” di ogni portata, “ascoltando” il tuo stomaco e il suo livello di sazietà”. E un occhio di riguardo anche al movimento fisico, a maggior ragione se sei costretto tutto il giorno a casa, seduto e senza neanche più compiere il movimento per recarti a lavoro: “sforzati di mantenere una regolare attività motoria, ad es. cyclette, tapis roulant ma anche fare le scale a piedi e ginnastica a corpo libero o con piccoli attrezzi “domestici” (bottiglie riempite con acqua o terra/sabbia, corda per saltare, elastici) 1 o 2 volte al giorno quanti più giorni a settimana e cerca se possibile di esporre ogni giorno braccia e gambe al sole per 15-30 minuti per favorire la produzione di vitamina D”.

 

 

Questa azione è stata realizzata con il cofinanziamento del Fondo Europeo Agricolo per lo Sviluppo Rurale (FEASR) -PROGRAMMA DI SVILUPPO RURALE 2014-2020 DELLA LOMBARDIA -GRUPPO DI AZIONE LOCALE VALTELLINA: VALLE DEI SAPORI 2014-2020 SCARL.

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Bresaola della Valtellina
30/12/2019

Sindrome da stress post natalizio: un aiuto arriva dalla tavola con gli alimenti ricchi di triptofano

Malinconia, stanchezza, insonnia, apatia e cattivo umore: sono alcune delle sensazioni accusate dopo il periodo festivo. Per gli esperti è una sensazione definita, che ha un nome: “Sindrome da stress post natalizio”. Dal pianificare i regali, al carico emotivo delle preparazioni fino al sonno alterato, può capitare infatti di vivere le feste come delle vere e proprie fatiche che generano tensione, e di provare al contempo malinconia quando sono terminate. Numerosi studi scientifici hanno dimostrato che l’umore è anche una questione di chimica e si può veicolare a tavola con una serie di alimenti che contengono o stimolano la produzione di sostanze che aiutano il buonumore. Ciò che mettiamo ogni giorno nel piatto aiuta a mantenere in salute non solo il corpo, ma anche la mente.

“Esiste una stretta relazione tra cibo e umore, e determinati alimenti hanno un forte potere riequilibrante – commenta Michelangelo Giampietro, medico specialista in Scienza dell’Alimentazione e in Medicina dello Sport e docente di “Alimentazione, nutrizione e idratazione” presso la Scuola dello Sport CONI Roma -. I cibi giusti sono quelli ricchi di specifici micronutrienti (cioè presenti in piccole quantità) come le vitamine del gruppo B (soprattutto B12, considerata la vitamina dell’energia), la vitamina C, gli acidi grassi omega 3 e il triptofano (un amminoacido presente nella maggior parte delle proteine che assumiamo con gli alimenti) che migliorano umore, concentrazione e memoria. Il triptofano ha un effetto positivo sullo stress, perché, in presenza di vitamine del gruppo B, di carboidrati e di ferro, aumenta la produzione della serotonina”.

ORMONI E AMMINOACIDI: UNA QUESTIONE DI AFFINITÀ ELETTIVE

La serotonina, le endorfine e la dopamina, gli ormoni della felicità, svolgono un ruolo molto importante per l’umore e le emozioni, come sostengono numerose ricerche scientifiche. Si tratta di neurotrasmettitori chimici che veicolano le informazioni fra i neuroni, attraverso la trasmissione sinaptica, stimolando la sensazione di piacere, serenità, motivazione e ricompensa. La serotonina viene sintetizzata a partire da un amminoacido essenziale, il triptofano, dal quale dipende anche la produzione di un altro importante ormone, la melatonina, che regola i ritmi sonno-veglia. La dopamina è sintetizzata grazie ad altri due amminoacidi, la tirosina e la fenilalanina: quest’ultima non viene prodotta dal nostro organismo e va perciò assunta dall’esterno (alimenti ricchi sono: il frumento, i ceci, i fagioli, le fave, le lenticchie, il formaggio, ecc.).

ECCO L’ELENCO DEI “FANTASTICI 10” PER COMBATTERE STANCHEZZA E STRESS

1. Latte e yogurt
Il latte, così come lo yogurt e i latticini in generale, ha un effetto benefico sull’ansia perché i batteri attivi che contiene agiscono positivamente sul microbioma intestinale e molti studi hanno provato la connessione esistente tra profilo intestinale alterato e l’ansia. Inoltre, le sostanze contenute, definite “caseomorfine”, agiscono da oppiacei naturali sul sistema nervoso. Per i vegani, l’alternativa è il latte vegetale, per esempio di mandorle e di avena, anch’esso ricco di triptofano e minerali. È bene invece stare alla larga da quello di soia. Favorisce la sintesi di noradrenalina, neurotrasmettitore dagli effetti eccitanti. È bene invece stare alla larga da quello di soia. Favorisce la sintesi di noradrenalina, neurotrasmettitore dagli effetti eccitanti.

2.Mandorle
Le mandorle e la frutta secca in generale sono grandi fonti di vitamina E, consumata rapidamente dall’organismo nei momenti di stress e ansia favorendo il buonumore. Inoltre, sono ricche di magnesio, aiutano a proteggere il nostro corpo da stanchezza fisica e mentale. Non a caso sono ottime come spuntino spezza fame a metà mattina o metà pomeriggio. Infine, contengono tirosina e triptofano, rafforzando l’effetto “buonumore”.

3.Uova
Sono considerate un vero e proprio toccasana per il nostro umore: ricche di vitamina D, vitamina E, zinco e Omega 3, influiscono positivamente su tante funzioni del nostro organismo. Sono utili per preservare le funzioni cognitive e contrastare i cali di memoria e l’invecchiamento. In particolare, il rosso d’uovo, che contiene vitamina B12, regolarizza il tono dell’umore con effetto sedativo sull’ansia. E la vitamina D, di cui le uova sono ricche, ha lo stesso effetto del sole… aiuta a sorridere.

4.Bresaola della Valtellina IGP
Le sue proprietà nutrizionali sono ormai note: proteine, vitamine del gruppo B e sali minerali, soprattutto zinco, ferro e selenio, e pochi grassi (2 g per 100 g di prodotto). Sarà per questo che, secondo una recente ricerca Doxa, la Bresaola della Valtellina IGP è nella Top 3 dei salumi più amati, insieme ai prosciutti, dove il salume tipico valtellinese vince per salubrità, gusto e leggerezza. Forse quello che ancora non tutti sanno è che la Bresaola, rispetto a molte altre carni trasformate e lavorate, contiene un livello significativo di triptofano (336.2 mg/100 g di prodotto).

5.Pasta
È una buona fonte di energia e in particolare di carboidrati, la “benzina” dell’organismo, e di triptofano. Numerosi studi hanno sfatato l’errata convinzione secondo cui non andrebbe consumata a cena, dimostrando invece che un piatto di pasta rende felici a aiuta a dormire bene, proprio perché i carboidrati sono in realtà perfetti per ridurre l’ansia. Inoltre, i cereali integrali aumentano la produzione di serotonina. E si sa che, recuperare un buon ritmo di veglia e sonno, è un’assicurazione per avere nuova energia, ripristinare il buonumore e il proprio metabolismo.

6.Banane
Sono ricche di potassio e di magnesio, due sostanze che ci aiutano a ritrovare energia e benessere. Inoltre contengono cromo, una sostanza che aiuta a regolare la serotonina. Non a caso, anche i bambini le utilizzano per mimare il sorriso. Inoltre, contengono vitamina B9 o acido folico. Alcuni studi hanno evidenziato una carenza di acido folico nel 50% dei pazienti affetti da depressione.

7.Salmone e Tonno
Elisir del buonumore, sono molto ricchi di Omega 3, acidi grassi essenziali che vanno ad agire sulla serotonina e sono preziosi per il funzionamento del nostro cervello. Inoltre anche nelle conserve in scatola, sono molto ricchi di Vitamina D, un vero e proprio antidepressivo naturale che va a regolare gli sbalzi d’umore. Il salmone, tonno, sardine e pesce azzurro in generale sono ricchi di acidi grassi omega-3 contengono una buona percentuale di vitamina D utile per assimilare il calcio. Entrambi i nutrienti sono necessari per stimolare la produzione e il rilascio di serotonina, il neurotrasmettitore che regola il buon umore.

8.Miele
Come tutti gli alimenti zuccherati, il miele ha la capacità di stimolare la produzione di serotonina. Ma al contrario degli altri zuccheri semplici (saccarosio in primis) il miele contiene molte altre vitamine e sostanze nutritive che fanno bene a corpo e mente: manganese, ferro, iodio, vitamine A, E, il complesso delle B e il potassio sono dei toccasana per l’organismo e, in sinergia, favoriscono l’assorbimento del magnesio, primo responsabile della sensazione di buonumore prodotta dal miele, considerato da sempre un antidepressivo naturale che favorisce concentrazione e riposo.

9.Cioccolato
Consumato in piccoli quantitativi non fa ingrassare e regala un momento di intenso piacere. I flavonoidi del cioccolato aiutano la concentrazione e favoriscono la calma, mentre gli antiossidanti naturali contenuti nel cacao sono ricchi di proprietà benefiche. Ricco di triptofano, può essere considerato un alleato dell’umore. Aiuta a ridurre lo stress e ci regala una piacevole sensazione di benessere. Nella versione fondente, contiene antiossidanti che migliorano la funzione cerebrale favorendo il flusso di sangue al cervello.

10.Lenticchie
Questo legume ha mille virtù: è nutriente, si adatta facilmente in cucina ad ogni ricetta ed è gustoso. Contiene ferro e fornisce al nostro corpo potassio e fosforo, coinvolti in processi fisiologici importanti. Si tratta di un cibo contenente carboidrati complessi come tutti i legumi, e con un basso indice glicemico, aiutando a mantenere un livello costante di zuccheri nel sangue durante tutto il giorno.

 

Questa azione è stata realizzata con il cofinanziamento del Fondo Europeo Agricolo per lo Sviluppo Rurale (FEASR) -PROGRAMMA DI SVILUPPO RURALE 2014-2020 DELLA LOMBARDIA -GRUPPO DI AZIONE LOCALE VALTELLINA: VALLE DEI SAPORI 2014-2020 SCARL.

News

Bresaola della Valtellina
19/11/2019

Passione Bresaola della Valtellina: per un italiano su tre più conoscenza e attenzione. Con 38 milioni di consumatori vince quella IGP

Una ricerca Doxa/Consorzio di Tutela Bresaola della Valtellina indaga la passione degli italiani per questo alimento: 7 italiani su 10 scelgono quella certificata IGP perché la considerano garanzia di maggior qualità. Piace soprattutto ai Millennials e alla Generazione X (30-49 anni) che vivono nel Centro Italia, sfatando il mito di un prodotto consumato prevalentemente nel Nord Italia. Apprezzata per la sua praticità e leggerezza, è consumata soprattutto a pranzo, come piatto unico o antipasto. Per il 46% degli italiani ha meno grassi, sale e conservanti e se il 45% la porta in tavola più di una volta a settimana, un milione di italiani la consuma anche a colazione.
 
La bresaola sta vivendo una stagione di attenzione e gradimento da parte degli italiani: 1 su 3 (32%) ne sente parlare più spesso o l’ha vista con maggiore frequenza, negli ultimi 2 o 3 anni, sugli scaffali dei supermercati. E molti cominciano a padroneggiare un numero maggiore di ricette a base di Bresaola della Valtellina IGP, dimostrando un incremento di attenzione e conoscenza. Il 25% dei consumatori (1 italiano su 4) conosce 3-4 preparazioni e il 12% addirittura tra 5 e 10 (+40% negli ultimi 3 anni). Mentre fino a pochi anni fa la sola ricetta conosciuta era la bresaola con olio, limone e scaglie di parmigiano…
 
Lo rivela la ricerca “Gli italiani e la Bresaola della Valtellina” condotta da Doxa per il Consorzio di Tutela Bresaola della Valtellina IGP, su percezioni e abitudini di consumo degli italiani di questo salume, magro, che è entrato a far parte della nostra migliore tradizione gastronomica.
 
Se già sapevamo che 42 milioni di italiani consumano Bresaola della Valtellina (Fonte: ricerca Doxa/Consorzio di Tutela Bresaola della Valtellina del 2016) oggi scopriamo che in testa agli apprezzamenti c’è quella IGP: ben 38 milioni di italiani, il 73% degli over 15, scelgono quella con il marchio di certificazione perché garanzia di maggiore qualità, primo criterio di scelta al momento dell’acquisto per il 67% dei consumatori. Tra i driver d’acquisto, è in crescita il riferimento alla marca, fattore che conquista il secondo posto, passando dall’8 al 16% delle preferenze, sorpassando l’origine della materia prima che, con il 12%, scende alla terza posizione.
 
TRA I SALUMI PREFERITI È AL TERZO POSTO, DOPO PROSCIUTTO CRUDO E COTTO

Secondo la ricerca, realizzata su un campione di più di 1000 persone rappresentativo della popolazione italiana adulta (15+ anni di età), la Bresaola della Valtellina IGP è nella Top 3 dei salumi più amati dagli italiani con il 32% delle preferenze (che salgono al 39% tra i 30-49enni), dietro a prosciutto crudo (57%) e cotto (49%) e, a sorpresa, davanti a mortadella (28%) e salame (24%). Sul podio 3 salumi “salutari”, dunque, tra i quali la Bresaola della Valtellina IGP vince per leggerezza e salubrità (il 46% degli italiani ritiene che ha un ridotto contenuto di grassi, sale e conservanti), in linea con l’interesse del nuovo consumatore verso gli alimenti “senza” conservanti e antibiotici (con un occhio al bio), molto forte anche nel mercato dei salumi: il 43% li vorrebbe senza conservanti, il 33% senza antibiotici, il 31% biologici, il 27% a basso contenuto di grassi.
 

“Da anni abbiamo avviato una campagna di comunicazione per raccontare agli italiani tutto quello che vogliono sapere su questo salume tipico – afferma Franco Moro, Presidente del Consorzio di Tutela Bresaola della Valtellina – cominciando dalla trasparenza sull’origine e sulla qualità delle carni utilizzate. Oggi, questa ricerca evidenzia che abbiamo fatto la scelta giusta e che gli italiani sanno che quello che conta per la Bresaola della Valtellina IGP è proprio la qualità, garantita dalla certificazione IGP. E siamo felici che per il consumatore contemporaneo, più informato e più attento al cibo, valori come leggerezza e salubrità siano associati alla Bresaola IGP, posizionandola sul podio dei salumi preferiti. Questi risultati testimoniano che qualità, opzioni salutari e un prezzo giusto guidano le scelte di acquisto”.
 
UN ITALIANO SU DUE LA CONSUMA PIÙ DI UNA VOLTA A SETTIMANA, SOPRATTUTTO I MILLENNIALS

Molto alta la frequenza di consumo: 1 italiano su 2 (45%) la porta in tavola abitualmente, più di una volta a settimana. Tra questi, uno zoccolo duro di Bresaola Lovers, il 26%, la consuma molto più frequentemente (il 6% addirittura più di 4 volte a settimana). Tra i consumatori abituali di Bresaola della Valtellina IGP, i veri Bresaola lovers sono i 30-49enni (Millennials e Generazione X) che vivono nel Centro Italia, smentendo il luogo comune che attribuisce a questo salume un’anima esclusivamente “nordica”. Proprio nell’Italia centrale aumenta il numero dei consumatori (79% rispetto al 73% della media nazionale) e la frequenza di consumo (più di 1 volta a settimana, 49%, contro la media nazionale del 45%). Dato confermato anche da un approfondimento sul target di chi la indica come il proprio salume preferito: anche in questo caso, rispetto al 32% della media nazionale, vediamo che tra le persone di 30-49 anni si sale al 49% (44% per chi vive in Centro Italia).
 
PRATICITÀ, GUSTO E LEGGEREZZA. I SUOI TRE ASSET VINCENTI

Tra i pregi della Bresaola della Valtellina IGP, il 36% degli italiani (e il 46% degli uomini di 30-49 anni abitanti nel Nord Ovest) oggi indica prima di ogni altra cosa la praticità. Fanno seguito, a pari merito (35%), il gusto e la leggerezza. Una vera novità, forse spiegata dal boom del prodotto in vaschetta, che oggi copre più del 43% del mercato totale di questo salume. Interrogati sulle situazioni in cui la Bresaola della Valtellina IGP è la scelta top, il 46% ama mangiarla per la sua leggerezza. A poca distanza, il 42% la consuma quando ha poco tempo a disposizione ma non vuole rinunciare al gusto. Interessante evidenziare che il 28% dei più giovani (15-29enni) la mangia per soddisfare il proprio fabbisogno quando pratica sport.
 
È IL PRANZO (51%) IL PASTO D’ELEZIONE: MA I PIÙ GIOVANI LA MANGIANO A CENA

1 italiano su 2 (51%), soprattutto donne 30-49enni del Nord Est, la mangia a pranzo, anche se rimane alto il numero di quanti la consumano a cena (39%). Una curiosità: per i giovani della Generazione Z (15-29 anni), la Bresaola è sinonimo di cena. Il 52% di questi preferisce questo momento della giornata per mangiarla e solo il 34% lo fa a pranzo. E che dire di quel milione di italiani che la mangiano a colazione. All’interno del pasto, la Bresaola si afferma soprattutto come piatto principale (46%) e come antipasto (42%), ma c’è chi la utilizza come condimento per il primo piatto (29%) o come ingrediente per un panino (26%). Ma si affaccia un fenomeno recente interessante: il 17% degli italiani la mette sulla pizza; percentuale che sale tra i giovani (41%) e al Nord Ovest (26%).

 

Questa azione è stata realizzata con il cofinanziamento del Fondo Europeo Agricolo per lo Sviluppo Rurale (FEASR) -PROGRAMMA DI SVILUPPO RURALE 2014-2020 DELLA LOMBARDIA -GRUPPO DI AZIONE LOCALE VALTELLINA: VALLE DEI SAPORI 2014-2020 SCARL.